IV convegno annuale: programma

Scienza aperta, pubblicità, democrazia

8 novembre 2018

Cagliari, Cittadella dei Musei, aula verde

ore 13.30

Assemblea dei soci

ore 15

Micaela Morelli, prorettrice alla Ricerca, università degli studi di Cagliari, Saluti istituzionali

ore 15.15

Roberto Caso, presidente AISA, università degli studi di Trento, Introduzione

ore 15.45

Presiede Maria Chiara Pievatolo, vice-presidente AISA, Università di Pisa

Juan Carlos De Martin, delegato per la Cultura e la Comunicazione, Politecnico di Torino
Le permanenti tensioni dell’università

L’Università – unica istituzione medievale, oltre alla Chiesa,
ancora in vita – è da sempre caratterizzata da tensioni tra esigenze 
contrapposte: bisognosa di autonomia ma per forza di cose sensibile 
al mondo esterno, dedicata alla didattica ma anche alla ricerca,
 appartenente ad una comunità internazionale ma allo stesso tempo fortemente 
legata ai destini nazionali, impegnata a preservare e a tramandare la conoscenza 
esistente ma anche a produrne di nuova, inevitabilmente in dialogo con 
lo Stato e col potere economico ma con l’ambizione di mantenere una distanza critica 
da entrambi. Una componente permanente della riflessione
 sull’università è dunque in che modo comporre queste tensioni 
in un determinato momento storico.

ore 16.15

Andrea Cerroni, dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università degli studi di Milano Bicocca
L’europardismo: le politiche europee della conoscenza

Il governo della filiera della conoscenza è oggi l’asse portante e qualificante di ogni politica. Innanzi tutto, si definisce la knowledge-society come uno strato emergente da un’epigenesi storica di lungo termine, giunto alla metà del secolo scorso a gradi tali di autonomia, capacità ridefinitoria degli strati precedentemente sviluppati (a seguito delle rivoluzioni della coscienza, dell’agricoltura e dell’industria) e di pervasività della vita di tutti gli abitanti del pianeta (globalizzazione) da costituire un tratto distintivo della società contemporanea. La società degli individui (Elias) e la economia della conoscenza si saldano, dunque, in un complesso processo circolatorio analizzabile in quattro fasi (generazione, istituzionalizzazione, diffusione, socializzazione), il cui risultato finale è la spirale dell’innovazione (in senso ampio, dunque, sociale). Alla luce di questa analisi, si considerano le politiche europee della ricerca (Horizon 2020) e dell’educazione (competence-oriented) per inquadrarne il significato politico complessivo. Dall’esame di documentazione ufficiale viene evidenziato che, dietro a una retorica nuovista, si affacciano tendenze vetero-fordiste il cui esito appare contrastante con quello dichiarato. Un primo effetto è costituito dalla canalizzazione della produzione scientifica in mainstream surrettiziamente precostituiti, di corto respiro (shortermismo), funzionalizzati-finalizzati (ricerca applicata e sviluppo prodotto) a scapito della ricerca libera e di base, cioè delle premesse stesse del futuro sviluppo scientifico. Un secondo effetto è il congelamento della mobilità sociale e della riproduzione sociale, con esiti autocatalitici a scapito della partecipazione democratica dei cittadini della knowledge-society. Conclusivamente, l’attuale governo europeo tanto della politica scientifica quanto della politica educativa mostra un lato gattopardesco, in entrambi i casi rinvianti a una regia sottratta sia al confronto scientifico sia a quello democratico.

ore 16.45 Coffee break

ore 17.15

Presiede: Stefano Bianco, INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati

Discussione

ore 18

Premiazione per le migliori tesi di laurea e di dottorato dedicate alla scienza aperta

Giorgio Bevilacqua,
La catalogazione degli strumenti musicali fra open knowledge e semantic web

Il semantic web e la tecnologia dei Linked Open Data implicano un ripensamento dell’attività di catalogazione: musei, archivi e biblioteche sono incentivati a svolgere un ruolo attivo nella definizione del nuovo Web, soprattutto nella redazione di vocabolari e di ontologie di dominio che ne rappresentano la base semantica. In questo quadro di interesse multidisciplinare l’organologia lamenta l’assenza di standard di catalogazione consolidati, e la conseguente compresenza e incompatibilità di sistemi e tecnologie diversi.
I Linked Open Data forniscono strumenti per l’armonizzazione di dati eterogenei, garantendo accessibilità a informazioni e risorse tramite strategie di interoperabilità e condivisione. Il progettodi maggior rilievo che implementa i Linked Open Data applicati al patrimonio organologico è MIMO: il presente lavoro ne esamina obiettivi e caratteristiche implementative, quali l’adozione di LIDO e del CIDOC-CRM come modelli per la strutturazione dei metadati.
Il nuovo contesto tecnologico è messo a confronto con il modello catalografico elaborato dall’etnomusicologo Febo Guizzi. La tesi, ponendo particolare attenzione alla preservazione delle competenze di dominio, elabora una prima digitalizzazione della “Scheda Guizzi” e restituisce un’analisi dettagliata dei vocabolari relativi al dominio degli strumenti musicali, con attenzione particolare per la Classificazione Hornbostel-Sachs e i thesauri digitalizzati da MIMO con le tecnologie semantiche. Infine redige un corpus di linee-guida per successive implementazioni che, orientate alle tecnologie interoperabili del semantic Web, intendono confluire nell’elaborazione di un’ontologia specifica per il dominio degli strumenti musicali.

9 novembre 2018

Presiede: Roberto Caso

ore 9

Pietro Greco, giornalista scientifico, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste
Scienza, democrazia e mercato

Nel mio intervento cercherò di dimostrare che la scienza, contrariamente a quanto molti pensano, è un’attività profondamente democratica e che democratici sono i suoi valori fondativi. I rapporti con la democrazia politica, tuttavia, sono complessi. La democrazia, dal canto suo, deve tutelare la libertà di ricerca e ha bisogno di una scienza libera. Mentre la scienza ha bisogno, per così dire, di una “libertà locale”.
Nell’era della scienza cosiddetta post-accademica, tuttavia, il rapporto tra scienza e democrazia si complica, perché gli investimenti privati in ricerca e sviluppo assommano a due terzi di quelli totali. Ma per sua natura l’impresa tende ad obiettivi immediati e privati, appunto, ponendo seri vincoli alla trasparenza e all’universalità dell’attività scientifica.

ore 9.30

Antonio Scalari, giornalista scientifico:
“La scienza non è democratica”: un equivoco da superare

Assistiamo da tempo ad accese discussioni su temi scientifici (come i vaccini e gli organismi geneticamente modificati), che coinvolgono esperti e non esperti, scienziati e opinione pubblica. Su diverse questioni sembra che la scienza e la società non siano capaci di intendersi. Molti, anche all’interno della comunità scientifica, sono convinti che la causa di queste incomprensioni vada rintracciata soprattutto in un pregiudizio antiscientifico che sarebbe diffuso nell’opinione pubblica. Secondo questa interpretazione, inoltre, l’ignoranza sarebbe la principale barriera che divide la comunità scientifica dal resto della popolazione. La scienza, sostengono inoltre alcuni, non può essere democratica perché la validità di evidenze, ipotesi, teorie non può essere decisa con un voto e perché solo gli esperti hanno diritto di esprimersi su argomenti scientifici. All’interno di questa discussione, tuttavia, anche il significato delle parole “scienza” e “democrazia” rischia di venire perduto o banalizzato. Inoltre, al di là delle sue interpretazioni letterali, l’affermazione “la scienza non è democratica” contribuisce a promuovere presso l’opinione pubblica un’idea fuorviante e semplicistica delle complesse interazioni che si verificano tra scienza, società, media e istituzioni nelle democrazie moderne. La scienza si trasforma così in una comunità e in un’attività isolate dai processi di partecipazione e costruzione del consenso, anche su questioni che la riguardano direttamente.

ore 10

Paola Galimberti, responsabile dell’Archivio Istituzionale della Ricerca (Air), università di Milano,
Risultati dell’indagine su Costi di accesso e disseminazione della conoscenza scientifica

In Europa le contrattazioni consortili per l’acquisto di risorse elettroniche hanno subito un grosso scossone per via del tentativo di alcuni consorzi (DEAL, Bibsam) di inserire i costi per l’accesso aperto nei contratti consortili alla ricerca di una più equa ridistribuzione dei costi.
Lo scopo è quello di evitare che le istituzioni paghino per gli abbonamenti e anche per la pubblicazione open access (in gergo si chiama double dipping).
La situazione in Italia ha preso una piega ben diversa perché il pacchetto contrattato dal consorzio nazionale prevede proprio questo double dipping.
Quali sono le ragioni che hanno portato il consorzio italiano a concludere una trattativa in controtendenza con gli altri consorzi?
AISA ha cercato di comprendere le ragioni degli atenei che hanno acconsentito a questa iniziativa, attraverso un questionario indirizzato a parte politica e parte tecnica degli atenei membri della associazione.
L’intervento illustra i risultati del questionario.

ore 10.30 Coffee break

Presiedono: Paola Galimberti e Paola Gargiulo (IOSSG)

ore 11

Tavola rotonda: Costi di accesso e disseminazione della conoscenza scientifica

ore 12.30 Conclusione dei lavori

Informazioni: Elisabetta Marini, Silvia Stagi emarini@unica.it; silviastagi89@gmail.com
tel: +39 070 675 6607 | 6612

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