Il costo della conoscenza: una lettera della commissione Open access dell’università di Milano

Le università tedesche e francesi stanno assumendo posizioni negoziali collettive molto decise nei confronti degli oligopolisti dell’editoria scientifica. Sarebbe possibile imitarle in Italia? Sì, secondo la commissione Open access dell’Università di Milano, se si realizzassero alcune condizioni, elencate in una lettera aperta segnalata da Paola Galimberti qui.

  1. I costi dell’informazione scientifica dovrebbero essere chiari all’interno delle istituzioni. Solo una consapevolezza diffusa permette infatti di andare alla contrattazione con gli editori forti dell’appoggio di professori e ricercatori.
  2. I contratti devono conto di un riequilibrio dei costi legati all’OA e dei costi per le APC, in particolare per quanto riguarda i costi per l’OA ibrido, causa di double dipping.
  3. Sarebbe interessante poter rilevare quanti dei nostri professori e ricercatori svolgono attività come referee o come editor per le riviste dei grandi editori. Un contributo forse non monetizzabile, ma utilizzabile sul tavolo di contrattazione.
  4. La discussione sull’adesione ai contratti dovrebbe essere ampliata nelle istituzioni a coloro che si occupano di Open Science.

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