La proposta di direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale: una lettera aperta di SPARC Europe, EUA e altre associazioni

La proposta di direttiva europea sul diritto d’autore, oltre ad apparire in generale “fortemente retrograda”, rischia in particolare di limitare gravemente la stessa possibilità dell’open access e della scienza aperta.  Lo sostiene una coalizione internazionale di associazioni che comprende l’Europaean University Association, in un’argomentata lettera che merita di essere letta e firmata.

Full Open Access nel 2020? Cosa dovrebbero fare le università europee

A fine giugno, l’EUA – European University Association, l’associazione che raccoglie le conferenze dei rettori e le università di 47 paesi europei ha redatto e reso pubblico il documento Towards Full Open Access in 2020. Aims and recommendations for university leaders and National Rectors’ Conference.
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La necessità di fornire linee-guida sull’implementazione dell’accesso aperto, sia sul piano strategico sia su quello operativo è emersa dai risultati delle 2 indagini sullo stato dell’arte dell’implementazione dell’accesso aperto nelle università europee condotte dalla medesima EUA rispettivamente nel 2014-2015 e nel 2016-2017 e dal lavoro svolto dal gruppo di esperti sulla Scienza 2.0 costituitosi presso l’EUA nel 2015. [A proposito del gruppo di esperti provenienti da 18 paesi europei, si evidenzia la mancanza di un esperto italiano,non perché non ce ne siano, ma a causa della mancata percezione dell’OA come priorità da parte di chi dovrebbe nominarlo. D’altronde non è stato ancora nominato dal governo italiano un National Point of Reference per l’Open Access, la Commissione Europea lo attende da anni. ndr]

Nella ROADMAP on Open Access to Research Publications, rilasciata dall’EUA nel febbraio del 2016 vengono delineate le attività che l’EUA intende portare avanti: monitoraggio e la raccolta di dati sull’implementazione dell’ accesso aperto nelle università europee, elaborazione di raccomandazioni relativamente alla attivazione di politiche istituzionali OA e alle negoziazioni con gli editori per il rinnovo dei contratti, sostegno allo sviluppo di politiche e di infrastratture e servizi per l’OA a livello nazionale ed europeo.
Pertanto il documento rientra tra le attività previste dalla Roadmap; riassumiamo alcune osservazioni e raccomandazioni, assegnandoli per comodità una numerazione che riflette l’ordine con cui vengono trattati i diversi temi che nel documento originale sono aggregati sotto i seguenti temi: transizione verso l’accesso aperto delle pubblicazioni scientifiche(punti 1-6); sviluppo dell’accesso aperto a livello istituzionale (7-8); mobilitazione dei ricercatori e sviluppo del capitale umano (9-10); sistemi di valutazione della ricerca (11); research data management (12-13), negoziazione dei big deal (14).

1. La transizione all’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche dovrebbe essere quanto piu’ rapida possibile e realizzabile entro il 2020.
Oggi invece ancora la maggioranza delle riviste scientifiche peer reviewed prevedono l’acquisizione di abbonamenti e molti consorzi di biblioteche in Europa sono ancora impegnate nella negoziazione di licenze per accedere ai “big deal” con gli editori e lo saranno negli anni a venire. Pertanto assistiamo alla persistenza del modello basato sugli abbonamenti e la coesistenza delle due strategie dell’OA, la via verde e la via oro.
2. Le due strade per l’accesso aperto, la via verde e la via oro presentano entrambe benefici e vanno entrambe perseguite. Il modello ibrido (cioé quello offerto dagli editori per singoli articoli ad accesso aperto pubblicati su riviste non ad accesso aperto) richiede un’attenta valutazione onde evitare la duplicazione dei costi e la diffusione di modelli economici OA iniqui.
3. Embargo e via verde. Le politiche nazionali OA dei paesi dovrebbero definire gli eventuali periodi di embargo in linea con il periodo di embargo stabilito dalla Commissione europea e dai principali finanziatori della ricerca (a questo proposito la legge italiana sull’OA è in totale disallineamento). Altro aspetto importante assicurarsi che le politiche nazionali OA relativamente al periodo embargo non possano essere invalidate sul piano nazionale dalle politiche sull’embargo degli editori.
4. Via oro e APC. Il modello basato sul pagamento dei costi di pubblicazione APCs (Article Processing Charges) costituisce solo uno dei possibili modelli della via oro i cui costi devono essere sostenibili e trasparenti. Vanno disaggregate le voci che compongono le APC anche nei contratti con gli editori che prevedono nella quota per l’accesso online al pacchetto di riviste anche la copertura dei costi degli articoli in accesso aperto (cosiddetti offset agreement). I costi delle APC devono essere conoscibili e soprattutto devono essere controllati a livello istituzionale, regionale, nazionale e europeo.
5. La trasparenza dei costi nel mercato dell’editoria scientifica è un requisito non negoziabile.
Partendo dalla considerazione che le pubblicazioni nella stragrande maggioranza sono finanziate con fondi pubblici e che si avvalgono pensatemente e in modo gratuito delle attività di revisione svolte dalle medesime università e centri di ricerca, le università devono impegnarsi a trovare soluzioni economiche valide, irrilevanti dal punto di vista del budget, cioé senza alcun aggravio di spesa e assumersi il controllo dei costi delle pubblicazioni. Per esempio tramite l’uso combinato e controllato dei fondi destinati alle APC e di quelli destinati ai contratti degli editori in modo da fare leva sugli editori nelle negoziazioni e realizzare una rapida transizione all’accesso aperto.
6. I governi e gli enti finanziatori della ricerca dovrebbero fornire il loro sostegno finanziario nella transizione tramite l’erogazione di fondi alle istituzioni e ai ricercatori nelle loro attività a favore dell’OA come ad esempio finanziare la creazione di infrastrutture per l’OA e sostenere i costi delle APC.
7.Il ruolo dei rettori e degli amministratori degli atenei nel passaggio dal modello economico delle pubblicazioni scientifiche attuale a quello basato sull’accesso aperto. Ancora molte università non hanno approvato o non hanno messo in pratica politiche istituzionali a favore dell’accesso aperto, né incentivato i ricercatori a pubblicare in accesso aperto, né si sono dotati di soluzioni tecnologiche per l’accesso aperto.
8. I governi e finanziatori della ricerca sono urgentemente invitati a modificare le leggi sul copyright al fine di rimuovere tutte le barriere legali e favorire l’accesso aperto tra i paesi medesimi. [Vale ricordare l’iniziativa di AISA sulla modifica della legge del copyright].
9. La mobilitazione dei ricercatori a favore dell’accesso aperto
L’attivazione di sistemi di incentivazione e di premialità sono indispensabili per ottenere una forte mobilitazione dei ricercatori nel praticare l’accesso aperto. I ricercatori di tutte le discipline vanno coinvolti in tutti gli stadi della transizione all’accesso aperto. Le indagini svolte nel 2015 e 2016 dimostrano che solo il 30% dei ricercatori europei è a conoscenza di cosa significhi pubblicare in accesso aperto. Attività di informazione, di formazione vanno messe in pratica, ma soprattutto vanno incentivate progressioni di carriera che premino la scelta di pubblicare in accesso aperto, di depositare le pubblicazioni negli archivi aperti, di condividere i dati delle ricerche dotandoli di licenze aperte; inoltre vanno coinvolte le scuole di dottorato nelle attività di formazione sull’OA.
10. Sviluppo di nuove competenze ed expertise sul piano istituzionale e nazionale
Le università devono prepararsi a gestire la transizione e acquisire competenze : a) nella negoziazione dei “big deal”, b) negli aspetti legali (diritto d’autore, protezione dei dati), c) nella gestione delle piattaforme (accessi, sicurezza informativa, sviluppo di applicativi), d) gestione dei dati della ricerca, e) formazione dei ricercatori, studenti e dipendenti dell’università in generale
11. Rivisitazione degli attuali sistemi di valutazione, nuovi approcci e minore dipendenza dall’Impact Factor .
I ricercatori di tutti i settori disciplinari dovrebbero ottenere riconoscimenti per loro pratiche a favore dell’accesso aperto e della scienza aperta. Le università europee e i loro rettori, direttori generali, organi di governo devono promuovere e sostenere l’evoluzione dei sistemi correnti di valutazione della ricerca tenendo presente le esigenze dei ricercatori e le loro prospettive di carriera. Le attuali metriche quantitative (per es. numero di pubblicazioni, IF) non dovrebbero sostituirsi alle valutazioni qualitative sui lavori singoli degli autori. Nel periodo di transizione, ad esempio dare incentivi per la pubblicazione in accesso aperto e premiare gli articoli per la loro qualità intrinseca, indipendentemente dall’IF della rivista vanno perseguiti. Tali riconoscimenti devono riflettersi anche nella valutazione di progetti da finanziare, così come nella valutazione delle attività di ricerca e dei risultati ottenuti. Inoltre ,le attività relative alla revisione, valutazione, trattamento e manutenzione dei dati della ricerca, la condivisione dei dati della ricerca e lo sviluppo di risorse aperte dovranno diventare parte della valutazione di un ricercatore.
12. Politiche istituzionali sulla gestione dei dati della ricerca e sulle pratiche di TDM (Text e Data Mining).
Dall’indagine EUA del 2016/2017 risulta che solo il 25% delle università europee ha deliberato e regolamentato la gestione dei dati e il TDM. Si invitano le istituzioni a dotarsi di linee-guida chiare per la gestione dei dati della ricerca relativamente alla validazione, conservazione, trattamento e manutenzione dei dati, adottando i principi FAIR (Findable, Accessibile, Interoperable Reusable) e alla loro inclusione nell’European Open Science Cloud. Inoltre questi dati vanno resi pubblicamente accessibili, escludendo l’accessibilità solo in casi particolari per la natura dei dati medesimi o per questioni legate alla sensibilità dei dati o sicurezza.
13. Sviluppare competenze nella gestione dei dati e fornire consulenza legale, formazione e incentivi ai ricercatori nel deposito dei dati e nelle pratiche TDM
14. Le negoziazione con gli editori per la stipula dei contratti relativi ai big deal.
Anche in questo caso vanno protetti gli interessi delle istituzioni nei contratti che si sottoscrivono non solo nei termini del controllo dei costi ma anche del possibile riuso delle informazioni. Gli abbonamenti alle riviste cosi’ come i costi relativi alle APC a livello istituzionale e nazionale, compresi quelli relativi alle riviste ibride costituiscono una parte integrale dei costi totali delle pubblicazioni. Pertanto è necessario assicurarsi l’uso non restrittivo delle riviste durante e dopo la scadenza del contratto con la possibilità di trasferire copie delle riviste sulle piattaforme nazionali per la conservazione a lungo termine e per il loro accesso in futuro. Inoltre la possibilità di effettuare il TDM tramite l’uso di algoritmi e di software sviluppati in casa va incluso per tutti gli articoli compresi nel contratto senza doversi limitare all’uso di algoritmi forniti dagli editori. Licenze aperte dovranno essere negoziate e incluse nei nuovi contratti che dovranno permettereil deposito delle pubblicazioni nei repository in modo che possano essere utilizzate dalle infrastrutture di ricerca e che il TDM possa essere praticato senza restrizioni.

Il documento chiude con la considerazione che è necessaria la partecipazione e la collaborazone di tutti i portatori di interesse, i ricercatori, le istituzioni di ricerca e il loro personale, i finanziatori della ricerca, gli editori. La via delle APC e del Gold OA va integrata con quella verde, in quanto il pagamento delle APC non è praticabile in tutte le discipline e in tutti paesi e che soprattutto è necessario trovare modelli economici da applicare su grande scala che garantiscano la sostenibilità economica dell’accesso aperto al fine di realizzare un ambiente aperto, trasparente per lo scambio di conoscenza.

Molti degli argomenti trattati e le proposte presenti in questo documento sono stati discussi e sostenuti da AISA in diverse occasioni e in diversi contesti, c’è da augurarsi che le conferenze nazionali dei rettori, compresa la nostra diano seguito concretamente a quanto hanno sottoscritto in questo documento.

Towards a Competitive and Sustainable OA Market in Europe – A Study of the Open Access Market and Policy Environment

Il 20 aprile scorso, durante il workshop a conclusione del progetto pilota FP7 Post-Grant Open Access Pilot/ (progetto terminato il 30 aprile 2017 successivamente esteso fino al 28 febbraio 2018, ndr), organizzato da Liber presso la biblioteca reale all’Aia in Olanda, è stato presentato il report Towards a Competitive and Sustainable OA Market in Europe. Il documento è stato redatto da Research Consulting sulla base di un incarico affidatogli all’interno del progetto europeo OpenAIRE2020.
Lo studio ha come oggetto un’analisi economica del mercato editoriale OA. Dall’analisi emerge che se il tasso di crescita degli articoli OA si mantiene costante (circa 15% annuo) rispetto al mercato globale dell’editoria accademica di cui rappresenta il 5%, non sarà possibile raggiungere l’accesso aperto immediato per tutte le pubblicazioni scientifiche entro il 2020. Nel rapporto si analizzano i fattori (mancanza di incentivi per gli autori, un mercato editoriale poco dinamico,scarsamente efficace, dominato dalla grande editoria commerciale e pertanto anelastico, dove l’editoria OA rappresenta una piccola e dinamica parte che non riesce a sovvertire il modello dominante; infrastrutture e servizi che vanno migliorati) che maggiormente impediscono il raggiungimento dell’obiettivo. Considerate le enormi diversità esistenti tra discipline, i diversi approcci verso l’OA praticati nei vari paesi, le situazioni diverse tra i paesi, il ruolo dominante dell’editoria commerciale, i meccanismi perversi innescati da IF non è possibile trovare una soluzione miracolosa, ma una raccomandazione lo studio la dà : fare piccoli concreti passi avanti verso l’accesso aperto.
E’ possibile scaricare lo studio qui
La notizia è riportata anche nel blog di OpenAIRE e la si trova qui

Scienza aperta e integrità della ricerca: call for papers per il III convegno AISA

Il prossimo convegno annuale dell’Aisa, che si svolgerà a Milano il 9 e 10 novembre 2017,  sarà dedicato a Scienza aperta e integrità della ricerca. Una metà degli interventi verrà selezionata, in revisione paritaria aperta, tramite una call for papers i cui dettagli sono visibili qui.

Un’infrastruttura pubblica per l’accesso aperto in Europa: una proposta

Da una parte la convinzione dell’inevitabilità dell’accesso aperto, l’esperienza dell’Open Library for Humanities, i cui  autori non pagano fee per pubblicare, in quanto la piattaforma è finanziata altrimenti (il cosiddetto modello diamond open access) e alcuni tentativi riusciti di abbandono degli editori commerciali tramite la creazione di riviste ex novo open access con il medesimo comitato editoriale (vedi il caso di Glossa) e dall’altra il dibattito che trova molto interesse sia in Germania sia in Olanda relativamente alla creazione di infrastrutture e servizi utilizzando le expertise e le strutture già in essere, e soprattutto la critica all’iniziativa OA 2020 del Max Planck di convertire le riviste a pagamento in OA (firmando contratti con gli editori commerciali/professionali basati sul numero degli articoli che i propri autori scrivono)  hanno spinto Benedikt Fecher, Sascha Friesike, Isabella Peters e Gert G. Wagner ad elaborare una proposta pratica volta alla creazione di un’ infrastruttura europea pubblica per l’open access dal titolo Rather than simply moving from “paying to read” to “paying to publish”, it’s time for a European Open Access Platform.

Il post pubblicato sul blog di LSE parte dalla considerazione che le attuali politiche sull’OA, in particolare in riferimento all’iniziativa Open Access 2020, non siano sufficienti, e soprattutto non abbiano alcun effetto dirompente sull’attuale modello di comunicazione scientifica che vede ancora in un ruolo dominante gli editori commerciali, in un sistema chiuso e oligopolistico, con tutti gli effetti a catena che questo comporta (prezzi in costante aumento, aumento del numero delle riviste, IF ecc.) e non contribuiscano a modificare le modalità di comunicazione scientifica.  Queste, infatti, rimangono legate all’articolo in PDF senza sfruttare tutte le possibilità che lo sviluppo tecnologico offre in termine di ipermedialità, integrazione di altri formati e contenuti e anche di comunicazione rivolta a diversi destinatari (research journal, policy journal, science transfer journals) , così da comunicare i medesimi contenuti in modalità diversa a seconda della comunità di riferimento – quella scientifica, quella politica e dei decisori politici o la società in generale .

La proposta presenta un possibile modello di infrastruttura che vede coinvolti i vari portatori di interesse, i finanziatori della ricerca, i decisori politici, le comunità accademiche e di ricerca in qualità di produttori di dati e riviste/articoli, le società professionali e le associazioni scientifiche, le biblioteche universitarie e i relativi gestori di repository (un grafico illustra bene il modello). Ciascuno contribuisce alla costruzione e al funzionamento dell’infrastruttura svolgendo la parte del lavoro che è di sua competenza.

Tale infrastruttura, gestita dalla comunità scientifica insieme con gli altri portatori di interesse in un partenariato pubblico e privato, ovvierebbe ad una serie di storture e strozzature attuali (per citarne alcune, gli effetti perniciosi del publish or perish, IF, le metriche limiti dell’attuale peer reviewing ecc.) aprendosi a nuove modalità della comunicazione che non rinunciano alla qualità, ma non restano arroccati al tradizionale paradigma rivista-articolo, agli attuali sistemi di valutazione, e senza essere ostaggio degli editori commerciali e  mantenere in vita pratiche obsolete che non si avvantaggiano delle tecnologie nel favorire il progresso scientifico e la diffusione della conoscenza.
Sul blog di OpenAIRE, Tony Ross Hellauer ha commentato il post, evidenziando che sia preferibile un modello partecipativo e federato, piuttosto che un approccio monolitico che a sua volta creerebbe una forma di monopolio sottolineando il contributo che OpenAIRE potrebbe dare, in quanto ha già implementato servizi che vanno nella medesima direzione, che l’European Open Science Cloud potrebbe essere la casa naturale di questa iniziativa e che il punto pù spinoso è,come sempre, definire la governance.

Mi sembra opportuno pubblicare la proposta che è in linea con quanto AISA ha espresso nei suoi interventi pubblici e nei suoi convegni annuali e di recente ha discusso nei contributi di Roberto Caso e Maria Chiara Pievatolo sul tema Valutazione di stato e libertà della ricerca: una riflessione filosofico-giuridica a partire del libro sulla valutazione di Andrea Bonaccorsi. AISA su questo tema ha aperto un dibattito a cui siete invitati a partecipare.

A mio avviso la proposta è più che sensata; sicuramente necessita anche di qualche correttivo ed un modello di partecipazione federata, allargato anche  alle altre aree geografiche del mondo. Il punto critico è che le istituzioni e le comunità scientifiche in larga misura per ora resistono al cambiamento, non lo favoriscono e non si assumono la responsabilità di modificare lo status quo. Pertanto queste proposte trovano difficoltà ad affermarsi: il dibattito, però, può contribuire a rendere il terreno fertile e a prepararlo agli inevitabili cambiamenti.

Initiative for Open Citations (I4OC)

Uno dei limiti più gravi della giovane e controversa scienza bibliometrica è la sua dipendenza da dati proprietari e dunque non universalmente accessibili. Per por rimedio a questa situazione, I4OC invita gli editori ad approfittare di una possibilità di cui solitamente non si valgono: quella di chiedere a Crossref di rendere disponibili al pubblico i dati citazionali da loro stessi depositati. Tutti i dettagli sono spiegati qui.

Lo scopo principale dell’iniziativa è la ricerca e non la sua valutazione: una rete pubblica di nessi fra le nostre opere renderà più facile ritrovarle, scoprire piste inaspettate e costruire nuovi servizi proprio grazie alla sua disponibilità.

Open access, open science: il ritardo italiano

Paola Galimberti, in un recentissimo articolo pubblicato da Roars, confronta l’inerzia italiana con le numerose e non retoriche iniziative politiche a favore della scienza aperta messe in atto non solo dall’UE, ma anche da molti paesi europei. Il suo testo merita di essere letto con attenzione. Qui ne citiamo solo un passaggio saliente:

L’Italia è un paese europeo con una ricerca di ottimo livello, ma il suo Ministero (che coincide anche con il suo principale finanziatore) sembra non aver considerato (e continuare non considerare) in nessuna delle sue politiche l’accesso aperto, né sembra aver recepito nessuna delle indicazioni provenienti dall’Europa e così ben assimilate e tradotte in politiche negli altri paesi.

e l’amara conclusione:

Quando si leggono alcuni articoli su blog o giornali risulta molto chiaro che la strada verso una politica di sistema è ancora lunghissima, che l’open access non è entrato nella normale prassi dei nostri ricercatori, che i pregiudizi sono molto radicati, i concetti sono confusi, a partire dalla confusione fra archivi istituzionali e social network, così come poco chiari sono i fondamentali riguardo ai modi e agli strumenti.
E, mentre continuiamo a dibatterci nei pregiudizi, il rischio che la ricerca in Europa si muova a due velocità è alto, come appare realistica, allo stato attuale, la possibilità che fra i paesi più lenti resti solo l’Italia.