Pisa, 16 novembre 2017: seminario ADI sulla scienza aperta

Il 16 novembre 2017, presso l’aula magna del dipartimento pisano di Scienze politiche in via Serafini 3, l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani organizza il seminario Open access, open peer review, open data, allo scopo di illustrare e discutere i vari aspetti della scienza aperta per l’uso di chi si accinge a entrare nel mondo della ricerca. La locandina dell’evento è consultabile qui.

Come Wikimedia Italia ha contribuito alla distribuzione di oltre 3000 pubblicazioni in open access

Federico Leva, editor volontario di Wikimedia Italia e socio di AISA, ha invitato gli autori di articoli ad accesso chiuso menzionati in Wikipedia a renderli disponibili ad accesso aperto, qualora l’editore ne permettesse una qualche forma di autoarchiviazione.  OKFN gli ha dedicato un lungo articolo, che non si limita a riportare il risultato citato qui sotto, ma riflette anche sul valore e sul senso dell’iniziativa:

The response has been overwhelmingly positive: over 15 % of the recipients clicked the links to find out more, thousands wrote encouraging replies, over 3000 papers were deposited via Dissemin in two months. Wikimedia Italia, active since 2008 in open access, covered the costs (few hundreds euro on phplist.com) and provided its OTRS instance to handle replies. With AISA’s counsel, hundreds of support requests have been handled (mostly about the usual pains of green OA, such as locating an appropriate manuscript).

In fin dei conti per fare la scienza aperta bisogna farla.

AISA – III convegno annuale: “Scienza aperta e integrità della ricerca” (Milano, 9-10 novembre 2017)

La terza conferenza annuale dell’associazione, organizzata dall’Università di Milano, avrà luogo il 9 e 10 novembre dell’anno in corso.  Il suo programma definitivo è visibile qui.

Chi fosse interessato a partecipare può registrarsi qui,  soprattutto se desidera che la sua presenza sia certificata.

La proposta di direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale: una lettera aperta di SPARC Europe, EUA e altre associazioni

La proposta di direttiva europea sul diritto d’autore, oltre ad apparire in generale “fortemente retrograda”, rischia in particolare di limitare gravemente la stessa possibilità dell’open access e della scienza aperta.  Lo sostiene una coalizione internazionale di associazioni che comprende l’Europaean University Association, in un’argomentata lettera che merita di essere letta e firmata.

Full Open Access nel 2020? Cosa dovrebbero fare le università europee

A fine giugno, l’EUA – European University Association, l’associazione che raccoglie le conferenze dei rettori e le università di 47 paesi europei ha redatto e reso pubblico il documento Towards Full Open Access in 2020. Aims and recommendations for university leaders and National Rectors’ Conference.
Scaricabile qui
La necessità di fornire linee-guida sull’implementazione dell’accesso aperto, sia sul piano strategico sia su quello operativo è emersa dai risultati delle 2 indagini sullo stato dell’arte dell’implementazione dell’accesso aperto nelle università europee condotte dalla medesima EUA rispettivamente nel 2014-2015 e nel 2016-2017 e dal lavoro svolto dal gruppo di esperti sulla Scienza 2.0 costituitosi presso l’EUA nel 2015. [A proposito del gruppo di esperti provenienti da 18 paesi europei, si evidenzia la mancanza di un esperto italiano,non perché non ce ne siano, ma a causa della mancata percezione dell’OA come priorità da parte di chi dovrebbe nominarlo. D’altronde non è stato ancora nominato dal governo italiano un National Point of Reference per l’Open Access, la Commissione Europea lo attende da anni. ndr]

Nella ROADMAP on Open Access to Research Publications, rilasciata dall’EUA nel febbraio del 2016 vengono delineate le attività che l’EUA intende portare avanti: monitoraggio e la raccolta di dati sull’implementazione dell’ accesso aperto nelle università europee, elaborazione di raccomandazioni relativamente alla attivazione di politiche istituzionali OA e alle negoziazioni con gli editori per il rinnovo dei contratti, sostegno allo sviluppo di politiche e di infrastratture e servizi per l’OA a livello nazionale ed europeo.
Pertanto il documento rientra tra le attività previste dalla Roadmap; riassumiamo alcune osservazioni e raccomandazioni, assegnandoli per comodità una numerazione che riflette l’ordine con cui vengono trattati i diversi temi che nel documento originale sono aggregati sotto i seguenti temi: transizione verso l’accesso aperto delle pubblicazioni scientifiche(punti 1-6); sviluppo dell’accesso aperto a livello istituzionale (7-8); mobilitazione dei ricercatori e sviluppo del capitale umano (9-10); sistemi di valutazione della ricerca (11); research data management (12-13), negoziazione dei big deal (14).

1. La transizione all’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche dovrebbe essere quanto piu’ rapida possibile e realizzabile entro il 2020.
Oggi invece ancora la maggioranza delle riviste scientifiche peer reviewed prevedono l’acquisizione di abbonamenti e molti consorzi di biblioteche in Europa sono ancora impegnate nella negoziazione di licenze per accedere ai “big deal” con gli editori e lo saranno negli anni a venire. Pertanto assistiamo alla persistenza del modello basato sugli abbonamenti e la coesistenza delle due strategie dell’OA, la via verde e la via oro.
2. Le due strade per l’accesso aperto, la via verde e la via oro presentano entrambe benefici e vanno entrambe perseguite. Il modello ibrido (cioé quello offerto dagli editori per singoli articoli ad accesso aperto pubblicati su riviste non ad accesso aperto) richiede un’attenta valutazione onde evitare la duplicazione dei costi e la diffusione di modelli economici OA iniqui.
3. Embargo e via verde. Le politiche nazionali OA dei paesi dovrebbero definire gli eventuali periodi di embargo in linea con il periodo di embargo stabilito dalla Commissione europea e dai principali finanziatori della ricerca (a questo proposito la legge italiana sull’OA è in totale disallineamento). Altro aspetto importante assicurarsi che le politiche nazionali OA relativamente al periodo embargo non possano essere invalidate sul piano nazionale dalle politiche sull’embargo degli editori.
4. Via oro e APC. Il modello basato sul pagamento dei costi di pubblicazione APCs (Article Processing Charges) costituisce solo uno dei possibili modelli della via oro i cui costi devono essere sostenibili e trasparenti. Vanno disaggregate le voci che compongono le APC anche nei contratti con gli editori che prevedono nella quota per l’accesso online al pacchetto di riviste anche la copertura dei costi degli articoli in accesso aperto (cosiddetti offset agreement). I costi delle APC devono essere conoscibili e soprattutto devono essere controllati a livello istituzionale, regionale, nazionale e europeo.
5. La trasparenza dei costi nel mercato dell’editoria scientifica è un requisito non negoziabile.
Partendo dalla considerazione che le pubblicazioni nella stragrande maggioranza sono finanziate con fondi pubblici e che si avvalgono pensatemente e in modo gratuito delle attività di revisione svolte dalle medesime università e centri di ricerca, le università devono impegnarsi a trovare soluzioni economiche valide, irrilevanti dal punto di vista del budget, cioé senza alcun aggravio di spesa e assumersi il controllo dei costi delle pubblicazioni. Per esempio tramite l’uso combinato e controllato dei fondi destinati alle APC e di quelli destinati ai contratti degli editori in modo da fare leva sugli editori nelle negoziazioni e realizzare una rapida transizione all’accesso aperto.
6. I governi e gli enti finanziatori della ricerca dovrebbero fornire il loro sostegno finanziario nella transizione tramite l’erogazione di fondi alle istituzioni e ai ricercatori nelle loro attività a favore dell’OA come ad esempio finanziare la creazione di infrastrutture per l’OA e sostenere i costi delle APC.
7.Il ruolo dei rettori e degli amministratori degli atenei nel passaggio dal modello economico delle pubblicazioni scientifiche attuale a quello basato sull’accesso aperto. Ancora molte università non hanno approvato o non hanno messo in pratica politiche istituzionali a favore dell’accesso aperto, né incentivato i ricercatori a pubblicare in accesso aperto, né si sono dotati di soluzioni tecnologiche per l’accesso aperto.
8. I governi e finanziatori della ricerca sono urgentemente invitati a modificare le leggi sul copyright al fine di rimuovere tutte le barriere legali e favorire l’accesso aperto tra i paesi medesimi. [Vale ricordare l’iniziativa di AISA sulla modifica della legge del copyright].
9. La mobilitazione dei ricercatori a favore dell’accesso aperto
L’attivazione di sistemi di incentivazione e di premialità sono indispensabili per ottenere una forte mobilitazione dei ricercatori nel praticare l’accesso aperto. I ricercatori di tutte le discipline vanno coinvolti in tutti gli stadi della transizione all’accesso aperto. Le indagini svolte nel 2015 e 2016 dimostrano che solo il 30% dei ricercatori europei è a conoscenza di cosa significhi pubblicare in accesso aperto. Attività di informazione, di formazione vanno messe in pratica, ma soprattutto vanno incentivate progressioni di carriera che premino la scelta di pubblicare in accesso aperto, di depositare le pubblicazioni negli archivi aperti, di condividere i dati delle ricerche dotandoli di licenze aperte; inoltre vanno coinvolte le scuole di dottorato nelle attività di formazione sull’OA.
10. Sviluppo di nuove competenze ed expertise sul piano istituzionale e nazionale
Le università devono prepararsi a gestire la transizione e acquisire competenze : a) nella negoziazione dei “big deal”, b) negli aspetti legali (diritto d’autore, protezione dei dati), c) nella gestione delle piattaforme (accessi, sicurezza informativa, sviluppo di applicativi), d) gestione dei dati della ricerca, e) formazione dei ricercatori, studenti e dipendenti dell’università in generale
11. Rivisitazione degli attuali sistemi di valutazione, nuovi approcci e minore dipendenza dall’Impact Factor .
I ricercatori di tutti i settori disciplinari dovrebbero ottenere riconoscimenti per loro pratiche a favore dell’accesso aperto e della scienza aperta. Le università europee e i loro rettori, direttori generali, organi di governo devono promuovere e sostenere l’evoluzione dei sistemi correnti di valutazione della ricerca tenendo presente le esigenze dei ricercatori e le loro prospettive di carriera. Le attuali metriche quantitative (per es. numero di pubblicazioni, IF) non dovrebbero sostituirsi alle valutazioni qualitative sui lavori singoli degli autori. Nel periodo di transizione, ad esempio dare incentivi per la pubblicazione in accesso aperto e premiare gli articoli per la loro qualità intrinseca, indipendentemente dall’IF della rivista vanno perseguiti. Tali riconoscimenti devono riflettersi anche nella valutazione di progetti da finanziare, così come nella valutazione delle attività di ricerca e dei risultati ottenuti. Inoltre ,le attività relative alla revisione, valutazione, trattamento e manutenzione dei dati della ricerca, la condivisione dei dati della ricerca e lo sviluppo di risorse aperte dovranno diventare parte della valutazione di un ricercatore.
12. Politiche istituzionali sulla gestione dei dati della ricerca e sulle pratiche di TDM (Text e Data Mining).
Dall’indagine EUA del 2016/2017 risulta che solo il 25% delle università europee ha deliberato e regolamentato la gestione dei dati e il TDM. Si invitano le istituzioni a dotarsi di linee-guida chiare per la gestione dei dati della ricerca relativamente alla validazione, conservazione, trattamento e manutenzione dei dati, adottando i principi FAIR (Findable, Accessibile, Interoperable Reusable) e alla loro inclusione nell’European Open Science Cloud. Inoltre questi dati vanno resi pubblicamente accessibili, escludendo l’accessibilità solo in casi particolari per la natura dei dati medesimi o per questioni legate alla sensibilità dei dati o sicurezza.
13. Sviluppare competenze nella gestione dei dati e fornire consulenza legale, formazione e incentivi ai ricercatori nel deposito dei dati e nelle pratiche TDM
14. Le negoziazione con gli editori per la stipula dei contratti relativi ai big deal.
Anche in questo caso vanno protetti gli interessi delle istituzioni nei contratti che si sottoscrivono non solo nei termini del controllo dei costi ma anche del possibile riuso delle informazioni. Gli abbonamenti alle riviste cosi’ come i costi relativi alle APC a livello istituzionale e nazionale, compresi quelli relativi alle riviste ibride costituiscono una parte integrale dei costi totali delle pubblicazioni. Pertanto è necessario assicurarsi l’uso non restrittivo delle riviste durante e dopo la scadenza del contratto con la possibilità di trasferire copie delle riviste sulle piattaforme nazionali per la conservazione a lungo termine e per il loro accesso in futuro. Inoltre la possibilità di effettuare il TDM tramite l’uso di algoritmi e di software sviluppati in casa va incluso per tutti gli articoli compresi nel contratto senza doversi limitare all’uso di algoritmi forniti dagli editori. Licenze aperte dovranno essere negoziate e incluse nei nuovi contratti che dovranno permettereil deposito delle pubblicazioni nei repository in modo che possano essere utilizzate dalle infrastrutture di ricerca e che il TDM possa essere praticato senza restrizioni.

Il documento chiude con la considerazione che è necessaria la partecipazione e la collaborazone di tutti i portatori di interesse, i ricercatori, le istituzioni di ricerca e il loro personale, i finanziatori della ricerca, gli editori. La via delle APC e del Gold OA va integrata con quella verde, in quanto il pagamento delle APC non è praticabile in tutte le discipline e in tutti paesi e che soprattutto è necessario trovare modelli economici da applicare su grande scala che garantiscano la sostenibilità economica dell’accesso aperto al fine di realizzare un ambiente aperto, trasparente per lo scambio di conoscenza.

Molti degli argomenti trattati e le proposte presenti in questo documento sono stati discussi e sostenuti da AISA in diverse occasioni e in diversi contesti, c’è da augurarsi che le conferenze nazionali dei rettori, compresa la nostra diano seguito concretamente a quanto hanno sottoscritto in questo documento.