Scienza aperta e integrità della ricerca: call for papers per il III convegno AISA

Il prossimo convegno annuale dell’Aisa, che si svolgerà a Milano il 9 e 10 novembre 2017,  sarà dedicato a Scienza aperta e integrità della ricerca. Una metà degli interventi verrà selezionata, in revisione paritaria aperta, tramite una call for papers i cui dettagli sono visibili qui.

Un’infrastruttura pubblica per l’accesso aperto in Europa: una proposta

Da una parte la convinzione dell’inevitabilità dell’accesso aperto, l’esperienza dell’Open Library for Humanities, i cui  autori non pagano fee per pubblicare, in quanto la piattaforma è finanziata altrimenti (il cosiddetto modello diamond open access) e alcuni tentativi riusciti di abbandono degli editori commerciali tramite la creazione di riviste ex novo open access con il medesimo comitato editoriale (vedi il caso di Glossa) e dall’altra il dibattito che trova molto interesse sia in Germania sia in Olanda relativamente alla creazione di infrastrutture e servizi utilizzando le expertise e le strutture già in essere, e soprattutto la critica all’iniziativa OA 2020 del Max Planck di convertire le riviste a pagamento in OA (firmando contratti con gli editori commerciali/professionali basati sul numero degli articoli che i propri autori scrivono)  hanno spinto Benedikt Fecher, Sascha Friesike, Isabella Peters e Gert G. Wagner ad elaborare una proposta pratica volta alla creazione di un’ infrastruttura europea pubblica per l’open access dal titolo Rather than simply moving from “paying to read” to “paying to publish”, it’s time for a European Open Access Platform.

Il post pubblicato sul blog di LSE parte dalla considerazione che le attuali politiche sull’OA, in particolare in riferimento all’iniziativa Open Access 2020, non siano sufficienti, e soprattutto non abbiano alcun effetto dirompente sull’attuale modello di comunicazione scientifica che vede ancora in un ruolo dominante gli editori commerciali, in un sistema chiuso e oligopolistico, con tutti gli effetti a catena che questo comporta (prezzi in costante aumento, aumento del numero delle riviste, IF ecc.) e non contribuiscano a modificare le modalità di comunicazione scientifica.  Queste, infatti, rimangono legate all’articolo in PDF senza sfruttare tutte le possibilità che lo sviluppo tecnologico offre in termine di ipermedialità, integrazione di altri formati e contenuti e anche di comunicazione rivolta a diversi destinatari (research journal, policy journal, science transfer journals) , così da comunicare i medesimi contenuti in modalità diversa a seconda della comunità di riferimento – quella scientifica, quella politica e dei decisori politici o la società in generale .

La proposta presenta un possibile modello di infrastruttura che vede coinvolti i vari portatori di interesse, i finanziatori della ricerca, i decisori politici, le comunità accademiche e di ricerca in qualità di produttori di dati e riviste/articoli, le società professionali e le associazioni scientifiche, le biblioteche universitarie e i relativi gestori di repository (un grafico illustra bene il modello). Ciascuno contribuisce alla costruzione e al funzionamento dell’infrastruttura svolgendo la parte del lavoro che è di sua competenza.

Tale infrastruttura, gestita dalla comunità scientifica insieme con gli altri portatori di interesse in un partenariato pubblico e privato, ovvierebbe ad una serie di storture e strozzature attuali (per citarne alcune, gli effetti perniciosi del publish or perish, IF, le metriche limiti dell’attuale peer reviewing ecc.) aprendosi a nuove modalità della comunicazione che non rinunciano alla qualità, ma non restano arroccati al tradizionale paradigma rivista-articolo, agli attuali sistemi di valutazione, e senza essere ostaggio degli editori commerciali e  mantenere in vita pratiche obsolete che non si avvantaggiano delle tecnologie nel favorire il progresso scientifico e la diffusione della conoscenza.
Sul blog di OpenAIRE, Tony Ross Hellauer ha commentato il post, evidenziando che sia preferibile un modello partecipativo e federato, piuttosto che un approccio monolitico che a sua volta creerebbe una forma di monopolio sottolineando il contributo che OpenAIRE potrebbe dare, in quanto ha già implementato servizi che vanno nella medesima direzione, che l’European Open Science Cloud potrebbe essere la casa naturale di questa iniziativa e che il punto pù spinoso è,come sempre, definire la governance.

Mi sembra opportuno pubblicare la proposta che è in linea con quanto AISA ha espresso nei suoi interventi pubblici e nei suoi convegni annuali e di recente ha discusso nei contributi di Roberto Caso e Maria Chiara Pievatolo sul tema Valutazione di stato e libertà della ricerca: una riflessione filosofico-giuridica a partire del libro sulla valutazione di Andrea Bonaccorsi. AISA su questo tema ha aperto un dibattito a cui siete invitati a partecipare.

A mio avviso la proposta è più che sensata; sicuramente necessita anche di qualche correttivo ed un modello di partecipazione federata, allargato anche  alle altre aree geografiche del mondo. Il punto critico è che le istituzioni e le comunità scientifiche in larga misura per ora resistono al cambiamento, non lo favoriscono e non si assumono la responsabilità di modificare lo status quo. Pertanto queste proposte trovano difficoltà ad affermarsi: il dibattito, però, può contribuire a rendere il terreno fertile e a prepararlo agli inevitabili cambiamenti.

Initiative for Open Citations (I4OC)

Uno dei limiti più gravi della giovane e controversa scienza bibliometrica è la sua dipendenza da dati proprietari e dunque non universalmente accessibili. Per por rimedio a questa situazione, I4OC invita gli editori ad approfittare di una possibilità di cui solitamente non si valgono: quella di chiedere a Crossref di rendere disponibili al pubblico i dati citazionali da loro stessi depositati. Tutti i dettagli sono spiegati qui.

Lo scopo principale dell’iniziativa è la ricerca e non la sua valutazione: una rete pubblica di nessi fra le nostre opere renderà più facile ritrovarle, scoprire piste inaspettate e costruire nuovi servizi proprio grazie alla sua disponibilità.

Open access, open science: il ritardo italiano

Paola Galimberti, in un recentissimo articolo pubblicato da Roars, confronta l’inerzia italiana con le numerose e non retoriche iniziative politiche a favore della scienza aperta messe in atto non solo dall’UE, ma anche da molti paesi europei. Il suo testo merita di essere letto con attenzione. Qui ne citiamo solo un passaggio saliente:

L’Italia è un paese europeo con una ricerca di ottimo livello, ma il suo Ministero (che coincide anche con il suo principale finanziatore) sembra non aver considerato (e continuare non considerare) in nessuna delle sue politiche l’accesso aperto, né sembra aver recepito nessuna delle indicazioni provenienti dall’Europa e così ben assimilate e tradotte in politiche negli altri paesi.

e l’amara conclusione:

Quando si leggono alcuni articoli su blog o giornali risulta molto chiaro che la strada verso una politica di sistema è ancora lunghissima, che l’open access non è entrato nella normale prassi dei nostri ricercatori, che i pregiudizi sono molto radicati, i concetti sono confusi, a partire dalla confusione fra archivi istituzionali e social network, così come poco chiari sono i fondamentali riguardo ai modi e agli strumenti.
E, mentre continuiamo a dibatterci nei pregiudizi, il rischio che la ricerca in Europa si muova a due velocità è alto, come appare realistica, allo stato attuale, la possibilità che fra i paesi più lenti resti solo l’Italia.

Pisa, 23 marzo 2017: “La scienza aperta contro la mercificazione dell’università”

Il 23 marzo 2017,  alle ore 17.15,  il professor Roberto Caso terrà una conferenza dal titolo La scienza aperta contro la mercificazione dell’università.

La conferenza,  che appartiene al ciclo “Politica e Sapienza”,  si svolgerà presso l’aula B2 del polo universitario Piagge, in via Matteotti 3.

L’università e la ricerca scientifica appaiono sempre più plasmate su modelli aziendali e commerciali. Questa commercializzazione produce un conflitto fra le due anime del diritto d’autore sulle pubblicazioni scientifiche, che viene accentuato dall’assicurazione della qualità e dalla valutazione della ricerca di stampo aziendalistico.
La prima anima  è il diritto di paternità, strumento per il riconoscimento della priorità della scoperta e baluardo della libertà scientifica. La seconda è il diritto economico (riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico ecc.) che tradizionalmente gli editori ricevono gratuitamente dagli scienziati in cambio della reputazione legata alla sede editoriale. La prima anima è ispirata dall’interesse per il riconoscimento pubblico, la seconda da quello per il profitto privato.
La conferenza illustrerà come la commercializzazione del diritto d’autore scientifico, alterando il rapporto fra queste due anime, distorca (e avveleni)  lo stesso progresso della conoscenza e analizzerà la scienza aperta come alternativa al dominio delle logiche commerciali.

Polo Piagge, via Matteotti, 3

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Nuovo indirizzo del Wiki Italia Open access

Aisa, in collaborazione col Bollettino telematico di filosofia politica, ospita da oggi il Wiki Italia Open access precedentemente raggiungibile all’URL: http://wiki.openarchives.it/. Il nuovo indirizzo è, di conseguenza, il seguente:

http://wikimedia.sp.unipi.it/index.php/OA_Italia

Dopo essere stato per anni ospitato su un server del CASPUR (poi Cineca) si è concordato con Cineca di trasferire i contenuti e affidare i futuri sviluppi del progetto ad AISA essendo le tematiche in linea con le finalità e gli obiettivi dell’Associazione. Ringraziamo Cineca e tutta la comunità che ha partecipato negli anni al progetto al cui sviluppo futuro sono invitati tutti gli interessati, che possono scriverci per ricevere indicazioni su come registrarsi come autori.