Open access, open science: il ritardo italiano

Paola Galimberti, in un recentissimo articolo pubblicato da Roars, confronta l’inerzia italiana con le numerose e non retoriche iniziative politiche a favore della scienza aperta messe in atto non solo dall’UE, ma anche da molti paesi europei. Il suo testo merita di essere letto con attenzione. Qui ne citiamo solo un passaggio saliente:

L’Italia è un paese europeo con una ricerca di ottimo livello, ma il suo Ministero (che coincide anche con il suo principale finanziatore) sembra non aver considerato (e continuare non considerare) in nessuna delle sue politiche l’accesso aperto, né sembra aver recepito nessuna delle indicazioni provenienti dall’Europa e così ben assimilate e tradotte in politiche negli altri paesi.

e l’amara conclusione:

Quando si leggono alcuni articoli su blog o giornali risulta molto chiaro che la strada verso una politica di sistema è ancora lunghissima, che l’open access non è entrato nella normale prassi dei nostri ricercatori, che i pregiudizi sono molto radicati, i concetti sono confusi, a partire dalla confusione fra archivi istituzionali e social network, così come poco chiari sono i fondamentali riguardo ai modi e agli strumenti.
E, mentre continuiamo a dibatterci nei pregiudizi, il rischio che la ricerca in Europa si muova a due velocità è alto, come appare realistica, allo stato attuale, la possibilità che fra i paesi più lenti resti solo l’Italia.

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