Un’infrastruttura pubblica per l’accesso aperto in Europa: una proposta

Da una parte la convinzione dell’inevitabilità dell’accesso aperto, l’esperienza dell’Open Library for Humanities, i cui  autori non pagano fee per pubblicare, in quanto la piattaforma è finanziata altrimenti (il cosiddetto modello diamond open access) e alcuni tentativi riusciti di abbandono degli editori commerciali tramite la creazione di riviste ex novo open access con il medesimo comitato editoriale (vedi il caso di Glossa) e dall’altra il dibattito che trova molto interesse sia in Germania sia in Olanda relativamente alla creazione di infrastrutture e servizi utilizzando le expertise e le strutture già in essere, e soprattutto la critica all’iniziativa OA 2020 del Max Planck di convertire le riviste a pagamento in OA (firmando contratti con gli editori commerciali/professionali basati sul numero degli articoli che i propri autori scrivono)  hanno spinto Benedikt Fecher, Sascha Friesike, Isabella Peters e Gert G. Wagner ad elaborare una proposta pratica volta alla creazione di un’ infrastruttura europea pubblica per l’open access dal titolo Rather than simply moving from “paying to read” to “paying to publish”, it’s time for a European Open Access Platform.

Il post pubblicato sul blog di LSE parte dalla considerazione che le attuali politiche sull’OA, in particolare in riferimento all’iniziativa Open Access 2020, non siano sufficienti, e soprattutto non abbiano alcun effetto dirompente sull’attuale modello di comunicazione scientifica che vede ancora in un ruolo dominante gli editori commerciali, in un sistema chiuso e oligopolistico, con tutti gli effetti a catena che questo comporta (prezzi in costante aumento, aumento del numero delle riviste, IF ecc.) e non contribuiscano a modificare le modalità di comunicazione scientifica.  Queste, infatti, rimangono legate all’articolo in PDF senza sfruttare tutte le possibilità che lo sviluppo tecnologico offre in termine di ipermedialità, integrazione di altri formati e contenuti e anche di comunicazione rivolta a diversi destinatari (research journal, policy journal, science transfer journals) , così da comunicare i medesimi contenuti in modalità diversa a seconda della comunità di riferimento – quella scientifica, quella politica e dei decisori politici o la società in generale .

La proposta presenta un possibile modello di infrastruttura che vede coinvolti i vari portatori di interesse, i finanziatori della ricerca, i decisori politici, le comunità accademiche e di ricerca in qualità di produttori di dati e riviste/articoli, le società professionali e le associazioni scientifiche, le biblioteche universitarie e i relativi gestori di repository (un grafico illustra bene il modello). Ciascuno contribuisce alla costruzione e al funzionamento dell’infrastruttura svolgendo la parte del lavoro che è di sua competenza.

Tale infrastruttura, gestita dalla comunità scientifica insieme con gli altri portatori di interesse in un partenariato pubblico e privato, ovvierebbe ad una serie di storture e strozzature attuali (per citarne alcune, gli effetti perniciosi del publish or perish, IF, le metriche limiti dell’attuale peer reviewing ecc.) aprendosi a nuove modalità della comunicazione che non rinunciano alla qualità, ma non restano arroccati al tradizionale paradigma rivista-articolo, agli attuali sistemi di valutazione, e senza essere ostaggio degli editori commerciali e  mantenere in vita pratiche obsolete che non si avvantaggiano delle tecnologie nel favorire il progresso scientifico e la diffusione della conoscenza.
Sul blog di OpenAIRE, Tony Ross Hellauer ha commentato il post, evidenziando che sia preferibile un modello partecipativo e federato, piuttosto che un approccio monolitico che a sua volta creerebbe una forma di monopolio sottolineando il contributo che OpenAIRE potrebbe dare, in quanto ha già implementato servizi che vanno nella medesima direzione, che l’European Open Science Cloud potrebbe essere la casa naturale di questa iniziativa e che il punto pù spinoso è,come sempre, definire la governance.

Mi sembra opportuno pubblicare la proposta che è in linea con quanto AISA ha espresso nei suoi interventi pubblici e nei suoi convegni annuali e di recente ha discusso nei contributi di Roberto Caso e Maria Chiara Pievatolo sul tema Valutazione di stato e libertà della ricerca: una riflessione filosofico-giuridica a partire del libro sulla valutazione di Andrea Bonaccorsi. AISA su questo tema ha aperto un dibattito a cui siete invitati a partecipare.

A mio avviso la proposta è più che sensata; sicuramente necessita anche di qualche correttivo ed un modello di partecipazione federata, allargato anche  alle altre aree geografiche del mondo. Il punto critico è che le istituzioni e le comunità scientifiche in larga misura per ora resistono al cambiamento, non lo favoriscono e non si assumono la responsabilità di modificare lo status quo. Pertanto queste proposte trovano difficoltà ad affermarsi: il dibattito, però, può contribuire a rendere il terreno fertile e a prepararlo agli inevitabili cambiamenti.

Accessi: 123