Scienza aperta o valutazione di stato?
Università di Pisa, Dipartimento di Scienze politiche, Aula magna
12 novembre 2026
ore 9.30 – Anteprima
Silvia Bello (Università del Piemonte Orientale), Paola Galimberti (Università Statale di Milano), Donatella Tamagno (Scuola Normale Superiore), Monitorare la scienza aperta: infrastrutture e buone pratiche per decisioni informate
ore 12.00 – Assemblea dei soci
ore 14.15 Scienza aperta o valutazione di stato?
Saluti istituzionali
ore 14.30 – Politica
Nunzio Miraglia (Andu), Perché l’ANVUR va abolita e non “aggiustata”.
Chi, per chi e perché ha voluto, costituito, mantenuto e gestito l’Anvur, e i danni con essa prodotti (o voluti)?
- la quantificazione della ricerca e la ‘copertura’ della cooptazione personale tramite le ASN;
- la valutazione verticistica per premiare gli Atenei più ricchi;
- il controllo, di fatto, della programmazione dell’offerta formativa.
E perché l’accademia italiana ha sostanzialmente accettato – e a volte anche utilizzato – un simile organismo, che ora deciderà anche sull’accesso e sulle carriere dei nuovi docenti? [Continua]
Vanessa Manzetti (Università di Pisa), Profili costituzionali della valutazione di Stato: tra riserva di legge e autonomia
L’intervento intende analizzare la tensione tra l’autonomia universitaria, sancita dall’art. 33, sesto comma, Cost., e il sistema di valutazione di Stato gestito dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) tramite l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR).
L’indagine muove dalla funzione costituzionale della riserva di legge, la quale nasce non soltanto come limite all’autonomia degli atenei, ma soprattutto come garanzia della stessa nei confronti delle ingerenze del potere esecutivo. Tuttavia, il modello normativo introdotto dalla legge n. 240/2010 e progressivamente accentuato dai recenti interventi regolamentari (D.P.R. n. 12/2026) rischia di determinare un vero e proprio cortocircuito costituzionale. A fronte di una legislazione primaria “minimale” — che si limita a fissare obiettivi generali e rinvii procedurali —, il contenuto sostanziale della disciplina dell’ordinamento universitario viene di fatto delegato ad atti amministrativi, regolamentari e a criteri tecnici formulati dall’ANVUR, a loro volta fortemente condizionati dall’indirizzo ministeriale.
L’opera di condizionamento indiretto tramite la leva finanziaria (“finanziamento premiale”), l’accreditamento dei corsi e la valutazione della ricerca, trasforma l’autonomia costituzionale in un’autonomia eterodiretta o condizionata, ove le scelte di indirizzo scientifico e didattico degli atenei rimangono libere solo entro l’alveo degli indicatori predeterminati dall’amministrazione centrale.
Inoltre, il rafforzamento delle fonti secondarie e del potere tecnico‑amministrativo del MUR e dell’ANVUR determina una tendenziale standardizzazione del sistema universitario, nel quale gli atenei risultano progressivamente uniformati agli indicatori e ai modelli organizzativi predisposti centralmente. Tale omogeneizzazione, funzionale alla misurazione e alla comparazione, finisce per comprimere le specificità scientifiche e territoriali delle istituzioni, trasformando l’autonomia costituzionale in un’autonomia solo apparente, esercitabile entro schemi valutativi predeterminati e sempre meno capaci di riflettere le vocazioni proprie delle singole università (rectius, quale autonomia universitaria?).
La relazione si propone di dimostrare come la riserva di legge perda in tal modo la propria matrice garantista, degradando a mera autorizzazione all’intervento dell’esecutivo e provocando una latente de-costituzionalizzazione dell’autonomia universitaria. In conclusione, la riflessione interroga la natura stessa della valutazione di Stato, al fine di verificare se essa si configuri come uno strumento a supporto dell’autonomia e della responsabilità degli atenei o piuttosto come il “dispositivo amministrativo” mediante il quale l’autonomia stessa viene progressivamente espropriata e conformata dall’esecutivo.
Roberto Caso (Università del Salento), Assassinio all’università: il mistero dei brevetti accademici e della terza missione
Chi ha ucciso la libertà accademica e i beni comuni della conoscenza nell’università (cosmopolita)? Tra i principali indiziati figura la proprietà intellettuale. In questa indagine ci si metterà sulle tracce di una particolare forma di proprietà intellettuale: i brevetti accademici. [Continua]
Francesca Di Donato (ILC-CNR), Mind the gap. La riforma di Coara dalla teoria alla pratica
La riforma della ricerca promossa da CoARA si scontra, nella situazione italiana, con alcune barriere strutturali che ne mostrano le criticità. A partire dall’esperienza del CNR, che nel 2023 ha applicato i principi dell’Agreement nei concorsi interni per la progressione di carriera di ricercatori e teologi, l’intervento discute tali criticità, per comprendere se e in che misura, nel contesto italiano, queste sono superabili, e come.
ore 16.30 Pausa
ore 16.45 – Istituzioni: alternative libere a Big Tech
Marco Amato (Etica digitale), Software libero per la didattica: molto più di un problema tecnico
Dopo aver compilato una lista di programmi liberi da utilizzare in ambito didattico, ci è risultato chiaro che il problema non è tanto nello strumento tecnico, quanto nella sua comunicazione e adozione. A partire da un’istantanea della situazione della scuola italiana, ci si interrogherà sugli ostacoli “non tecnici” all’adozione del software libero e sulle strategie per superarli.
Damiano Verzulli (Università di Chieti-Pescara), Un’infrastruttura di posta elettronica “libera” (…e replicabile): il caso dell’Università “G. d’Annunzio”
L’intervento ripercorre l’evoluzione dell’infrastruttura di Posta Elettronica nell’Ateneo “G. d’Annunzio”. Una infrastruttura gestita internamente all’Ateneo, basata su piattaforme “open-source” e manutenuta con il supporto significativo di strumenti di “automazione” (anch’essi “open-source”). Un’architettura scalabile e replicabile senza vincoli di dipendenza commerciali e, piu’ in generale, esente dai problemi di “lock-in” tipici delle soluzioni cloud. Verranno evidenziate le principali implicazioni di tale infrastruttura sui reparti tecnici che la gestiscono e supportano, nonché gli elementi che ne hanno evitato la migrazione su piattaforme cloud. In chiusura, si accennerà ad altre componenti infrastrutturali “libere” ed a progetti di re-patriation di altre infrastrutture.
Maura Raccanello (Regione Veneto), Pubblica amministrazione regionale e open source: un connubio possibile
Un caso studio che dimostra come a partire dall’indipendenza digitale si ottenga la sovranità sui dati. Il racconto di come la Regione del Veneto, a partire da un’esigenza di razionalizzazione di repository di dati sia evoluta fino all’adozione di una piattaforma di smart collaboration come Nextcloud, installata on premise sui server regionali e con supporto tutto italiano.
Massimo Carboni (Garr), Decentramento e federalismo: quando il vincolo non è tecnologico
Decentramento e federalismo vengono spesso usati come sinonimi. Sono due cose diverse: il primo è una proprietà tecnica dell’infrastruttura, il secondo un assetto di governance. GARR li tiene insieme da oltre trent’anni. Non è solo un fornitore di rete per il sistema universitario e della ricerca italiano. È una comunità di competenze organizzata in forma associativa, i cui soci sono anche i governanti dell’infrastruttura che usano. Il racconto ripercorre l’evoluzione della rete, da GARR-G a GARR-T, come scelta politica deliberata di neutralità e non estrazione. Mostra come lo stesso modello federato si estenda oggi ad altri servizi, come lo storage distribuito. L’esperienza recente rivela però un vincolo che non è tecnologico. Le regole, qualificazioni, gare, framework di sovranità digitale, sono scritte fotografando il mercato degli hyperscaler e penalizzano chi propone un’alternativa cooperativa tra pari.
Enrico Venuto (Politecnico di Torino), Il governo della sicurezza non è delegabile. Autonomia digitale e cooperazione nell’università aperta.
La trasformazione digitale ha portato alla progressiva esternalizzazione di infrastrutture, servizi e competenze essenziali che, se da un lato ha consentito una semplificata gestione tecnica, ha introdotto nuove forme di dipendenza che limitano la capacità dell’università di conoscere, governare e proteggere i propri processi.
Il governo della sicurezza costituisce una condizione dell’autonomia universitaria e della ricerca. Significa poter esercitare un controllo democratico, trasparente e sovrano sull’intera infrastruttura tecnologica con cui la conoscenza viene prodotta, valutata e condivisa: per mantenere la responsabilità delle decisioni, dei dati e della continuità delle proprie attività, gli atenei devono conservare competenze interne sufficienti a valutare i rischi, verificare il funzionamento degli strumenti e coordinare la risposta agli incidenti.
La collaborazione, la condivisione di infrastrutture, conoscenze e strumenti aperti permette di sviluppare capacità comuni e di produrre innovazione, riducendo al contempo la dipendenza dai fornitori e trasformando la sicurezza in un bene condiviso dalla comunità accademica.
L’intervento presenta un’esperienza di cooperazione tra l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e il Politecnico di Torino. Per l’Open Science, questa capacità rappresenta una condizione materiale di autonomia. Non basta rendere aperti pubblicazioni e dati se le infrastrutture che li producono, custodiscono e rendono accessibili rimangono opache o sottratte al controllo delle istituzioni scientifiche. La sicurezza diventa così parte della libertà accademica: non soltanto un servizio da acquistare, ma una competenza collettiva da costruire e mantenere.
13 novembre 2026
ore 9.30 – Ricercatori
Stefano Pietropaoli (Università di Firenze), Università e servitù tecnologiche. Autonomia accademica nell’ecosistema delle piattaforme
La trasformazione digitale dell’università viene spesso presentata come un processo tecnicamente necessario e sostanzialmente neutrale. In realtà, l’adozione di infrastrutture e servizi proprietari trasferisce quote crescenti di potere decisionale dagli atenei ai fornitori tecnologici e può incidere sull’autonomia universitaria, sulla libertà della ricerca e dell’insegnamento, sul governo dei dati e sulla possibilità stessa di praticare una scienza realmente aperta. L’intervento analizzerà questi “asservimenti pseudotecnici”, nei quali scelte politiche e istituzionali vengono sottratte alla discussione collettiva in nome dell’efficienza, della sicurezza o dell’interoperabilità. Muovendo anche da una vicenda concreta dell’Università di Firenze, che ha reso necessario richiamare i principi costituzionali a tutela dell’autonomia accademica, si proporranno alcuni criteri per distinguere l’innovazione dalla dipendenza tecnologica. In conclusione saranno indicate possibili linee d’azione per gli atenei e per i singoli ricercatori: trasparenza e partecipazione nelle scelte infrastrutturali, standard aperti, interoperabilità e portabilità dei dati, sostegno al software libero, contrasto al lock-in e garanzia di alternative praticabili. La scienza aperta, infatti, non dipende soltanto dall’accessibilità dei risultati, ma anche dal controllo delle infrastrutture attraverso cui la conoscenza viene prodotta, valutata e condivisa.
Luca Baldini (Università di Pisa, INFN), GLIS: università e software libero
Nato più o meno casualmente nell’autunno del 2025, il Gruppo per la Liberazione del Software (GLiS) è, un manipolo (il nome è scelto di proposito) di docenti e studenti dell’Università di Pisa accomunati dall’interesse per il software libero, e dalla convinzione che l’adozione di tecnologie libere e sostenibili sia un prerequisito per una didattica con pari opportunità di accesso ed una ricerca scientifica veramente riproducibile e indipendente.
Si tratta di un gruppo trasversale da qualsiasi prospettiva lo si esamini (ruolo, genere, formazione, dipartimento di appartenenza, interessi scientifici, abilità tecniche specifiche) il che, in un ambiente in cui sembriamo aver progressivamente perduto quel senso di comunità che dovrebbe essere alla base dell’Università, lo rende un luogo inusuale, ma senza dubbio vitale. Le iniziative che abbiamo messo in campo in questo primo anno di vita sono un genuino tentativo dal basso di “resistere” e, se possibile, provare ad invertire la rotta che il sistema che ci circonda ed in cui viviamo e lavoriamo sembra aver imboccato con decisione. Questa (sia pur breve) esperienza ci ha aiutato a renderci conto di quanto sia difficile parlare di software, di infrastrutture ICT e di libertà in una prospettiva multidisciplinare e di quanto sia grande l’attrito ambientale che ogni tentativo di uscire di minorità si trova a dover superare.
In questo intervento vogliamo provare a descrivere alcune delle nostre attività, nella convinzione che fare massa critica e mettere a fattor comune le esperienze sia la chiave per avere un impatto significativo.
ore 11 Pausa
ore 11.15 – Silvia Bello, Formazione alla scienza aperta: il lavoro del gruppo di studio AISA
ore 11.30 Alberto Di Monte (Sistema bibliotecario di Milano), Compressione delle libertà digitali e di movimento: il caso Autistici/Inventati
ore 12 – Tavola rotonda con Alberto Baccini (Università di Siena), Stefano Bianco (INFN), Davide Borrelli (Università Suor Orsola Benincasa), Luca Michelini (Università di Pisa), Federico Oliveri (Università di Camerino, CISP) Luca Scacchi (Università della Val d’Aosta, FLC CGIL).
ore 12.45 Maria Chiara Pievatolo, Conclusioni
Il materiale del convegno, registrazione video compresa, sarà reso disponibile su Zenodo.org
Incoraggiamo la partecipazione in presenza, ma renderemo disponibile, a ridosso dell’inizio, un URL per la teleconferenza per coloro che abbiano serie difficoltà a partecipare.
Chi desidera partecipare alla discussione da remoto è invitato a iscriversi alla mailing list che, durante il convegno, potrà essere usata allo scopo.