Qualche tempo fa abbiamo scelto di usare per la nostra mailing list1 il servizio offerto gratuitamente da Autistici/Inventati. Per noi era una questione di coerenza: da tempo sosteniamo che una ricerca scientifica aperta – aperta nel senso di libera – può essere qualcosa di diverso da un adempimento amministrativo a scopo di sfruttamento e sorveglianza dei ricercatori solo se si basa su un’infrastruttura libera, rispettosa della privacy, decentrata, volontariamente federata. Un’università pubblica, se vuole restare portatrice di un punto di vista indipendente, deve avere spazi propri, aperti a tutti: questa idea – lo ricordava, nel 2021, la rettrice pro tempore dell’università di Amsterdam – ha una storia lunga, dalla biblioteca di Alessandria, ai monasteri e agli atenei medioevali, fino alla riforma di Wilhelm von Humboldt, attuata solo parzialmente e a intermittenza e smantellata dall’Unione Europea tramite il cosiddetto Bologna Process. Essere vittime coatte – grazie alla bibliometria di stato – di un’editoria di sorveglianza significa non solo perdere la privacy che è diritto di ognuno, ma anche l’autonomia delle proprie scelte istituzionali, come notato nel 2019 non da un attivista radicale, bensì da Claudio Aspesi, analista finanziario ingaggiato da SPARC. Sulla base di queste considerazioni, Autistici/Inventati ci era sembrato molto più sicuro delle nostre università ed enti di ricerca, per lo più colonizzati da Microsoft e Google perfino per un’infrastruttura fondamentale come la posta elettronica. La scienza aperta parla liberale, ma nel suo senso antico e non politico: criticare il tecnofeudalesimo e la sorveglianza amministrativa, statale e no, ma continuare a farsi usare da Big Tech, rimanendo passivi rispetto alla sudditanza dei propri atenei,2 è come e forse peggio che stare in silenzio.
A/I è stato oggetto di una sanzione amministrativa da parte del potere esecutivo degli Stati Uniti d’America – sanzione che, proprio mentre scrivevamo questo comunicato, l’ha condotta alla chiusura. Gli aspetti legali e politici dell’intera operazione sono già ben spiegati nelle pagine a cui rinviamo. Non ci soffermeremo sulle omissioni3 di chi, a partire dall’Unione Europea, ha preferito cedere, né sugli attestati di solidarietà di organizzazioni ben più importanti della nostra. La scienza aperta, però, è toccata da questa censura, resa possibile, nel metodo e nel merito, non solo dalla prepotenza ma anche dall’acquiescenza.
1. Il metodo: la forma del dispotismo
1. Anche se è vero che basta una firma di Trump per cancellarci della rete, la storia non si esaurisce in un presidente statunitense idiosincratico: l’ordine esecutivo applicato contro A/I, l’13244, è stato firmato da George W. Bush il 23 settembre 2001 ed è parte di una guerra infinita cominciata ben prima.
2. Queste misure draconiane, che condannano le loro vittime alla morte finanziaria e telematica e puniscono chi cerca di aiutarle, sono facilitate da un sistema economico, finanziario e telematico non solo interconnesso, ma oligopolistico e oligarchico, essendo sostenuto da stati imperiali e dai loro vassalli a seguire.
3. L’azione statale non ha luogo tramite il potere giudiziario, bensì tramite il potere esecutivo, il quale non commina pene, che richiederebbero, in uno stato almeno formalmente di diritto, notifiche, difese, processi e tribunali, bensì prende provvedimenti amministrativi rappresentati – nel corso di guerre vere e inventate, contro terroristi più o meno rigorosamente definiti – come dettati da insindacabili motivi di sicurezza.
4. L’UE, che a qualcuno piaceva rappresentare come un giardino, non solo sta diventando sempre più allergica alla libertà di pensiero e di parola, ma è capace di prendere provvedimenti paragonabili, vale a dire sanzioni,4 inflitte promiscuamente dal Consiglio dell’Unione europea5 a enti e a persone. Sono per esempio sanzionati dall’UE, in modo simile a quelli in cui Francesca Albanese è sanzionata dagli USA, gli svizzeri Jacques Baud e Nathalie Yamb e il giornalista tedesco Hüseyin Doğru, che si sono limitati a esercitare la libertà di espressione, garantita non solo dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali della stessa Unione, ma anche dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani.6
Sulle due sponde dell’Atlantico poteri esecutivi ipertrofici aggirano la discussione pubblica e le garanzie del potere giudiziario e calpestano diritti costituzionalmente garantiti, con la giustificazione – o il pretesto? – della guerra infinita. Come scrive Wu Ming, non sono atti distopici: sono atti, in quanto violano la divisione dei poteri, dispotici. Il dispotismo – anche la libertà dell’arte, della scienza e dell’insegnamento sono diritti costituzionalmente tutelati – è stato già applicato con successo, tramite la valutazione di stato, nel piccolo mondo della ricerca.7 Entro un generale regime di censura, una guerra infinita ha bisogno di una ricerca specificamente assoggettata,8 anche nell’ambito delle scienze sociali e umane: scienza aperta e istituzione della pace sono unite in un nesso non accidentale.
2. Il merito: spionaggio, censura e autocensura
La questione del metodo negli stati non dispotici o non colonizzati da despoti è preliminare: parlare del merito senza aver criticato il metodo espone al rischio di prendere sul serio accuse strutturalmente ingiuste. Conviene, però, riportare le parole del capitolo italiano dell’Internet Society, a proposito della immediata disabilitazione, da parte del Public Internet Registry, del dominio autistici.org:9
While we do not condone terrorism, we note that no evidence currently exists that the registrant has engaged in or supported terrorist activities. The designation apparently stems from the actions of some users of the registrant’s services and from the registrant’s clear political connotations. Both factors are disturbing: the idea that any email or web service provider could be labelled a terrorist organisation because of the actions of one of its users, or that a group’s political ideas could result in them being removed from the internet globally without any judicial review, should be of immediate and utmost concern to anyone who believes in an open and free internet. (corsivi aggiunti)
E vanno anche menzionati i termini di servizio di A/I, ispirati alla minimizzazione della raccolta di dati personali. Questi termini ci avevano indotto a preferirla per la nostra mailing list, non tanto perché abbiamo qualcosa da nascondere, quanto perché, come sostenitori della scienza aperta, abbiamo molto da dire, ma a farlo vogliamo essere noi e non l’elaborazione dei nostri dati da parte di algoritmi altrui. La chiusura obbligata di A/I suggerisce invece che non ci devono essere alternative, perché tutti si accomodino nelle piattaforme oligarchiche di Big Tech per farsi sorvegliare, profilare, censurare, se non anche venir trasformati in bersagli non solo pubblicitari.
Poco meno di due mesi fa, Massimo Carboni del Garr scriveva:
Quella rete che sembrava un luogo neutro e paritario non esiste più da tempo. Il 98% dei dati mondiali viaggia attraverso cavi sottomarini, infrastrutture fisiche che attraversano oceani, controllate da soggetti sempre più privati, al centro di campagne geopolitiche che nulla hanno a che fare con i valori fondativi della rete aperta.
Chi conosce le mappe dei cavi telegrafici dell’impero britannico riconosce la geometria del potere: controllare le infrastrutture significa controllare la comunicazione, e quindi la libertà. Oggi non è diverso. La resilienza di queste infrastrutture è diventata uno degli elementi critici della nostra sicurezza collettiva, eppure continuiamo a farne gestione ordinaria, come se si trattasse di un problema tecnico anziché strategico.
Questo “problema strategico” è vitale per l’uso pubblico della ragione: il compito di chi sostiene la scienza aperta intendendola come libera rimane quello di praticare e pretendere alternative – come chiedeva a suo tempo Karen Maex – e di far riconoscere e adottare quelle già esistenti. Lavorare per lo stato e lavorare per il pubblico non sono – non sono mai stati – la stessa cosa.
- I servizi di Autistici/Inventati sono gratuiti, ma hanno bisogno di essere sostenuti da donazioni. Per non gravare il bilancio di AISA, la donazione viene fatta personalmente dal presidente. ↩︎
- La negoziazione di molti contratti ICT è centralizzata presso la Crui. Ecco per esempio i contratti con Microsoft e Google in essere. ↩︎
- Si vedano per esempio i commenti di Emilio De Capitani a questo articolo.↩︎
- La legittimità generale delle sanzioni, in quanto misure unilaterali con effetti extraterritoriali, e la loro proporzionalità, così come la loro effettiva capacità di colpire i responsabili e non invece persone e paesi terzi, è discutibile e discussa. ↩︎
- Che ne spiega il senso pedagogico qui. ↩︎
- In passato la Corte di giustizia europea, nel caso Kadi (2008), a proposito di sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza dell’ONU tramite la Commissione, il Consiglio e alcuni stati membri dell’Unione Europea è stata capace di riconoscere il valore costituzionale di diritti fondamentali quali quello alla tutela giurisdizionale e della proprietà, indipendentemente dalla valutazione di merito delle sanzioni. ↩︎
- E prima che gli studiosi-funzionari applicati alla valutazione di stato imparassero a parlare in modo curiale, la funzione di delegittimare e neutralizzare i dissidenti veniva accettata e illustrata esplicitamente. ↩︎
- Sulla generale strumentalizzazione della ricerca si veda per esempio Alessandra Algostino. «L’università inquieta della costituzione e l’università neoliberale», Il Ponte 1 (26), 2026. ↩︎
- Il dominio .org è tipicamente usato da imprese sociali, organizzazioni non a scopo di lucro e blog.↩︎