Accesso aperto ibrido in Italia: solo una questione di “nudge”?

Nei primi giorni dello

Elsevier, infatti, sembra aver concordato con CARE una maschera di selezione  non esattamente cristallina:

  • l’opzione “Gold Open Access” viene presentata come “preferred by funders”, quando si tratta in effetti di un accesso aperto ibrido in double dipping che i finanziatori internazionali non preferiscono affatto;
  • si garantisce che gli autori italiani non verseranno APC quando il contratto CRUI-CARE prevede che gli APC vengano pagati, con solo uno sconto modesto e per di più decrescente nel tempo;
  • si annuncia che saranno le loro istituzioni a pagare gli APC, il che potrebbe essere vero solo se qualche università deliberasse di danneggiare l’erario riservando a questo scopo dei fondi aggiuntivi alle non piccole cifre destinate agli abbonamenti;
  • l’opzione alternativa viene presentata come “Subscription”: la via verde dell’autoarchiviazione,  una forma di accesso aperto con il difetto di non comportare entrate aggiuntive per Elsevier,  è celata in un link dal titolo non molto indicativo;
  • e infine, con una spinta neppure particolarmente gentile, la prima opzione, quella del double dipping, appare preselezionata.

È facile immaginare che un ricercatore appena un poco distratto sarà indotto a scegliere il double dipping, per poi scoprire che, in mancanza di fondi ad hoc, dovrà sacrificare a Elsevier parte dei suoi finanziamenti destinati alla ricerca; e che i distratti, se numerosi,  cercheranno di convincere le proprie istituzioni a pagare per loro, così che, dopo aver scelto il double dipping senza volerlo, indurranno università ed enti di ricerca a fare lo stesso,  sempre senza averlo voluto, in una catena di irresponsabilità generale a tutto vantaggio di Elsevier.

Nutrendo questo timore, auspichiamo che il gruppo CRUI-CARE, le cui prestazioni sono offerte alle università italiane a titolo oneroso,  faccia valere il contratto per ottenere da Elsevier una comunicazione più chiara, così da non indurre i ricercatori a scelte che potrebbero trovarsi o a pagare personalmente, o a far pagare a caro – e anacronistico – prezzo alle loro istituzioni.

 

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3 commenti a “Accesso aperto ibrido in Italia: solo una questione di “nudge”?

  1. Maurizio Persico dice:

    Maria Chiara, quel che dici è molto vero e quello con Elsevier è un accordo capestro. Però nell’immediato molti di noi non possono fare a meno del golden access a quelle condizioni. Io ho un piccolo finanziamento europeo che mi obbliga all’open access entro 6 mesi. L’embargo di Elsevier dura due anni, quindi non mi resterebbe che pagare. Però i miei coautori dell’Università Autonoma di Madrid dicono che la loro università metterà a disposizione l’articolo nel loro repository in tempo utile (vedremo). L’Università di Pisa sarà disposta a fare lo stesso?
    Maurizio Persico

  2. Maria Chiara Pievatolo dice:

    Questo è il frutto di un combinato disposto della legislazione italiana attualmente in vigore , la quale fissa a 18/24 mesi il periodo scaduto il quale università ed enti di ricerca devono render disponibili i testi, e del contratto firmato da CRUI-CARE. L’Unione Europea raccomanda un periodo non superiore a 6 mesi per le scienze in senso stretto e a 12 per le scienze umane e sociali. Credo che si dovrebbe far presente la questione, peraltro già largamente nota, al finanziatore europeo.

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