Rivista predatoria

Una rivista predatoria è una rivista che sfrutta l’enfasi posta sull’accesso aperto per proporre ai ricercatori, attraverso uno spamming continuo, una pubblicazione degli articoli veloce e a costi relativamente bassi.

Spesso queste riviste riportano nella homepage improbabili indici bibliometrici e la indicizzazione in banche dati che non hanno particolari filtri per l’inclusione, ma si limitano a descrivere una pubblicazione.

La seguente definizione di rivista predatoria è quella ormai comunemente accettata:

Predatory journals and publishers are entities that prioritize self-interest at the expense of scholarship and are characterized by false or misleading information, deviation from best editorial and publication practices, a lack of transparency, and/or the use of aggressive and indiscriminate solicitation practices[1].

La caratteristica principale di una rivista predatoria è che si dichiarano processi di qualità (revisione paritaria o peer review) che non vengono messi in atto o vengono malamente messi in atto. Ad esempio, è possibile che fra la proposta di un manoscritto e la sua accettazione, dopo una finta revisione paritaria, passino pochi giorni.

Il ricercatore che viene contattato da una rivista predatoria e aderisce alla richiesta crede di essere in linea con quanto richiesto dagli enti finanziatori della ricerca, ma di fatto spreca l’occasione di validare seriamente il proprio lavoro in cambio di una riga in più sul proprio CV, rendendosi complice (più che vittima) di un sistema in cui la pressione a pubblicare è fortissima.

Alcuni accorgimenti possono aiutare a verificare l’attendibilità e la serietà di una sede di pubblicazione:

  • si può controllare chi sono i membri del comitato editoriale e da quale istituzione provengono e se l’affiliazione istituzionale è autentica;
  • si posso assumere informazioni su coloro che hanno già pubblicato sulla rivista e sulla notorietà dei loro nomi;
  • si può verificare se esistono linee guida per gli autori, se sono presenti un codice etico e la descrizione del processo di revisione.

Esiste un sito (Think, Check, Submit) sviluppato ad hoc per aiutare i ricercatori nella analisi di una sede di pubblicazione (rivista o volume soprattutto per i ricercatori delle scienze umane e sociali). Vengono proposte alcune domande e a seconda delle risposte il ricercatore dovrebbe essere in grado di verificare la attendibilità di una rivista.

È opportuno eseguire questa indagine prima di sottoporre al processo di pubblicazione un lavoro scientifico, perché molto spesso, una volta che un testo è stato proposto per la pubblicazione, non si ha più la possibilità di ritirarlo e può capitare che l’editore lo pubblichi anche senza l’assenso degli autori.

Alcuni anni fa un bibliotecario dell’università di Colorado Denver, Jeffrey Beall, manuteneva in autonomia (con tutti i limiti rappresentati da una iniziativa a titolo personale) una lista di probabili editori e di probabili riviste predatorie. Oggi questa lista non esiste più e se è stata clonata non è più aggiornata. Più che appoggiarsi a liste nere come quella di Cabell (banca dati a pagamento che ha ripreso la filosofia della iniziativa di Beall), è importante ricorrere a white list come la Directory of open access journals. La directory è riconosciuta come lista di autorità anche dalla Commissione europea, e censisce esclusivamente le riviste open access gold (cioè quelle nella cui categoria cadono le riviste predatorie). La DOAJ è una iniziativa gratuita per gli utilizzatori e si basa sul lavoro volontario di decine di editors e associate editors che in tutto il mondo lavorano alla analisi delle riviste per la eventuale inclusione secondo una serie condivisa di criteri e dimensioni di qualità e formali

Una rivista che non è presente nella Directory of open access journals o è molto recente e quindi non ha alle spalle almeno un anno di pubblicazione, oppure deve essere considerata con molta attenzione: in entrambi i casi è opportuno ricorrere alla checklist presente in ThinK Check Submit.

[1] Bjorn Brembs ha dimostrato come alcuni editori facenti parte dell’oligopolio dell’editoria scientifica rispondano perfettamente alle caratteristiche elencate in questa definizione http://bjoern.brembs.net/2019/12/elsevier-now-officially-a-predatory-publisher/

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2 commenti a “Rivista predatoria

  1. Giovanni Salucci dice:

    Per il contenuto inserito, suggerisco di cambiare titolo da “Editoria predatoria” a Rivista predatoria”: manca infatti la descrizione del fenomeno “predatorio” nelle monografie accademiche, fenomeno ugualmente rilevante e diffuso.

    • Maria Chiara Pievatolo dice:

      Forse più che cambiare il titolo si dovrebbe integrare la voce, per includere fenomeni come questo. Grazie per l’osservazione.

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