Double dipping

No double dipping Nel linguaggio finanziario anglosassone il double dipping è una pratica eticamente scorretta, quando non anche illecita, che consiste nell’accettare denaro, per un medesimo servizio, da due fonti reciprocamente esclusive. Praticherebbe per esempio il double dipping un professore che, invitato a una conferenza, si facesse rimborsare le spese di viaggio sia dalla sua amministrazione, sia dall’università organizzatrice.

I sostenitori della scienza aperta associano il double dipping alle cosiddette riviste ibride, che normalmente rendono disponibili i loro articoli solo dietro pagamento di un abbonamento, ma possono anche offrire singoli testi ad accesso aperto se ricevono un compenso ad hoc, detto APC (article processing charge). Quando questo compenso è versato da università ed enti di ricerca le cui biblioteche hanno acquistato l’abbonamento, l’editore, per l’accesso a un medesimo testo, viene pagato due volte: una volta, per l’accesso chiuso, sotto forma di abbonamento, e una seconda volta, per l’accesso aperto, sotto forma di APC.

I cosiddetti accordi trasformativi erano stati pensati per accompagnare le riviste ad accesso chiuso a un accesso aperto pieno, includendo nell’abbonamento (Read and Publish agreement) non solo la possibilità di leggere, ma anche quella di render disponibili ad accesso aperto i testi degli autori dell’istituzione abbonata. Questo regime, implicitamente discriminatorio nei confronti di autori e istituzioni povere, non ha ancora eliminato le riviste ibride.

In Italia, alcuni accordi trasformativi, quali quelli con Wiley e Springer, offrono agli autori un numero annuale di voucher per pubblicare ad accesso aperto con la garanzia che il costo non graverà sui loro fondi di ricerca ma sull’ente contraente. Se i voucher – come è effettivamente accaduto – si esauriscono prima della fine dell’anno, gli autori però dovranno di nuovo attingere ai loro fondi e tornare dunque al double dipping, ammesso e non concesso che non sia già implicito in accordi così formulati.

OpenAPC, sulla base dei dati ricevuti dalle biblioteche universitarie e di ricerca, permetterebbe di sapere quanto si spende, distributivamente e collettivamente, per APC a favore di riviste ibride. Purtroppo però, in un paese nel quale un professore che si facesse rimborsare le missioni due volte commetterebbe un illecito, solo due università e un ente di ricerca italiani rendono, a oggi, disponibili i loro dati.

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