Elsevier denunciata all’autorità antitrust britannica

Martin Eve, Stuart Lawson e Jon Tennant hanno denunciato Elsevier all’autorità antitrust britannica per abuso di posizione dominante e pratiche anti-concorrenziali.

Il testo integrale della loro denuncia è visibile qui. Il resoconto che segue offre una parziale traduzione e adattamento di quanto potrebbe essere d’interesse per il lettore italiano.

Buona parte del finanziamento universitario britannico è pubblico o garantito – per quanto concerne i prestiti dagli studenti – dallo stato. Una porzione di questo denaro viene spesa per l’acquisto di libri e di abbonamenti a riviste Elsevier. I loro prezzi sono pattuiti tramite un contratto collettivo negoziato da Jisc. I dettagli di questo contratto, a cui  le università sono libere di aderire o no, sono coperti da una clausola di riservatezza.

La clausola di riservatezza configura certamente un comportamento anticoncorrenziale, perché rende impossibile ad altre parti la competizione sul prezzo, e comporta anche un danno erariale, dal momento che ha effetto sulla spesa pubblica.  Elsevier, inoltre, ha una posizione dominante: nel Regno Unito  controlla circa il 40% della filiera editoriale in ambito scientifico, tecnico e medico; è fra i cinque editori che hanno pubblicato più del 50% di tutti gli articoli scientifici usciti nel 2013; e, soprattutto, vende beni – gli articoli scientifici – unici e non sostituibili. Gli autori della denuncia scrivono:

È nostra convinzione che Elsevier abusi iniquamente della summenzionata posizione dominante per sottrarsi alla concorrenza sui prezzi in molteplici modi:

  1. Noi crediamo che Elsevier usi le clausole di riservatezza per proteggere i suoi prezzi dalla concorrenza. Per esempio David Tempest, Director of Access Relations di Elsevier ha sostenuto – è registrato in un video – che se nel mondo altre biblioteche e istituti di istruzione superiore fossero venuti  a sapere le somme chieste dall’editore per l’accesso “tutti avrebbero spinto sempre più giù” i prezzi e gli utenti avrebbero finito per pagare di meno l’accesso a questi materiali – cosa che sarebbe  lo scopo della concorrenza di mercato. Ciò rappresenta, a nostro parere, una significativa discriminazione fra clienti fondata su una differenza materiale minima o inesistente nelle circostanze di fornitura, esito, a sua volta, di una posizione di mercato dominante e del desiderio di sottrarsi alla concorrenza sui prezzi.  Di conseguenza, questa pratica ci sembra iniqua nei confronti dei clienti di Elsevier,  a cui vengono negati i vantaggi offerti dalla concorrenza.
  2. Riteniamo che, in virtù di tale posizione dominante,  Elsevier sia consapevole che le istituzioni,  sue  principali clienti, saranno danneggiate se non accettano le sue offerte inclusive. Poiché, come detto, controlla una porzione così ampia di materiali eruditi e scientifici, dal 2011 riesce persistentemente a spuntare un margine di profitto operativo superiore al 40% nella divisione dedicata a scienze, tecnica e medicina (Larivière, Haustein e Mongeon, 2015, figura 7),  manifestando, a nostro parere, una rilevante disfunzione di mercato. Siamo convinti che ciò determini una situazione in cui, semplicemente in virtù del dominio di Elsevier, i concorrenti hanno difficoltà a emergere.  Poiché le disponibilità economiche delle biblioteche sono finite, ma Elsevier controlla una parte così grande della filiera, pensiamo che gli editori minori non siano in grado di competere per la minaccia di Elsevier di ritirare la propria offerta alla medesima clientela.

Secondo gli autori della denuncia il mercato delle riviste scientifiche in generale è profondamente problematico per i seguenti motivi:

  1. Un piccolo numero di editori domina gran parte del panorama.
  2. La domanda non è elastica al prezzo. Ciò è alimentato dalla clausole di riservatezza ma anche dal fatto che i ricercatori sono incoraggiati a pubblicare in riviste “rispettabili” per le commissioni di reclutamento e di promozione  e dunque a regalare i loro testi a organizzazioni come Elsevier,  con  poca consapevolezza delle difficoltà prodotte da questa prassi sui bilanci delle loro biblioteche istituzionali.
  3. Dato che si tratta di beni non sostituibili  – un articolo di rivista è unico e originale e non può essere rimpiazzato da un altro -, la pressione ad abbassare i prezzi è minima. Ciò ha contribuito alla crescita dei prezzi degli abbonamenti del 300% oltre l’inflazione rispetto al 1986 (Eve, p. 13).
  4. Elsevier controlla anche i database e le analisi bibliometriche usate dalle università per valutare la reputazione di riviste, ricercatori e istituzioni. Questi servizi di metrica citazionale (per valutare i ricercatori) e di classificazione delle università si basano in parte sulle riviste di Elsevier: per questo le istituzioni pensano che per essere competitive devono aver accesso alle riviste impiegate per stimare la qualità della loro ricerca.
  5. Una prova ulteriore di patologia del mercato può essere vista nei profitti altissimi di Elsevier:  fino al 42% (RELX Group, 2015), più del doppio di quelli normali nell’industria petrolifera (circa il 16%) e di gran lunga superiori a quelli delle aziende farmaceutiche (attorno al 6.5%).

Le circostanze menzionate nel breve testo di Martin Eve,  Stuart Lawson e Jon Tennant sono note da tempo a chi frequenta il movimento per l’accesso aperto.  Il loro uso è però insolito e coraggioso: vale la pena chiedersi se potrebbe essere imitato altrove.

SCOAP3 si prepara alla seconda fase (2017-2019)

Il 31 dicembre 2016 si conclude il primo periodo contrattuale (2014-2016) di SCOAP3 l’ iniziativa nata sotto il coordinamento del CERN di Ginevra e promossa in Italia da INFN,CRUI-CARE e dalle Università partecipanti, che ha convertito integralmente in Gold Open Access le maggiori riviste nel settore della fisica delle particelle, attraverso il ridirezionamento della spesa degli abbonamenti in APCs (Article Processing Charges).

I costi delle APCs sono stati definiti tramite una gara tra gli editori che hanno risposto al bando. Tale attività è stata coordinata e controllata da CERN e ha permesso di calmierare e rendere trasparente il prezzo delle APC (il costo medio è 1,100 Eur per articolo, molto al di sotto della media delle APCs), di eliminare “double-dipping” per i titoli interessati, di eliminare qualsiasi onere amministrativo del modello “author-pays” per i ricercatori medesimi e le loro istituzioni. La quota dovuta dalle istituzioni partecipanti viene pagata direttamente al CERN che gestisce amministrativamente i rapporti con gli editori e provvede al pagamento delle APCs.

Dati sull’iniziativa, che dal 2014 ad oggi vede la pubblicazioni di oltre 13mila articoli OA peer reviewed, la partecipazione di 3000 biblioteche in 44 paesi e di 3 organizzazioni internazionali, sono disponibili qui; gli aggiornamenti sull’iniziativa son reperibili nell’ultima newsletter.

Non sorprende che la maggiore visibilità e il maggior accesso agli articoli ne abbiano aumentato i download. Tale notizia viene segnalata sia da Elsevier sia da Springer che riportano un raddoppio degli scaricamenti da quando i loro titoli rispettivamente PLB e NPB (Elsevier) e EPJC e JHEP (SpringerNature) sono ad accesso aperto.

I risultati dell’ iniziativa e la nuova fase che partirà a gennaio 2017 (sia gli editori sia le istituzioni partecipanti hanno dato il loro assenso a continuare fino al 2019) saranno brevemente illustrati il 1 dicembre e, in replica, il 5 dicembre, tramite webinar, di cui sarà disponibile la registrazione nelle prossime settimane.

Alla seconda fase (2017-2019) partecipano gli editori e le riviste della prima fase ad esclusione della rivista JCAP (IOPp-Sissa) che non ha raggiunto i requisiti di APC richiesti dalla gara. Nel 2017 la rappresentanza italiana nel Governing Council di SCOAP3 si avvarrà’ dell’esperienza del prof. O.Erriquez (Univ. Bari e INFN)  del gruppo Open Access di CRUI-CARE.

Federico Bertoni, Universitaly: la cultura in scatola

Giovedì 17 novembre 2016, presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università di Trento, è stato presentato e discusso il recentissimo volume di Federico Bertoni, Universitaly. La cultura in scatola. Questo articolo, uscito sull’edizione trentina del “Corriere della Sera”, offre un sommario resoconto delle tesi dell’autore.

Aggiornamento: sul tema lo stesso giornale ha successivamente pubblicato un articolo di Roberto Caso dal titolo Trasformazione e declino dell’università, visibile qui.

Un seminario sull’Open Access all’Università di Cassino

L’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale contribuisce idealmente alla celebrazione della “Open Access Week 2016” con un evento sul tema “Accesso aperto e valutazione della ricerca scientifica”, frutto della collaborazione fra il Sistema Bibliotecario di Ateneo e il Settore Ricerca e arricchito dagli interventi di esperti esterni, docenti e responsabili delle biblioteche dell’Ateneo.

Mercoledì 16 novembre 2016, ore 10.00-13.00

Aula “Francesco Salerno”, Campus Folcara, via S. Angelo – Cassino

Il programma completo dell’incontro è consultabile al link http://www.unicas.it/media/1274881/OA_161116.pdf

Workshop “FAIR data management: best practices and open issues”. Firenze, 14-15 novembre 2016

Si terrà a Firenze il 14 e 15 novembre prossimi il workshop “FAIR data management: best practices and open issues. RDA National Event in Italy”sulla condivisione, il riuso e la riproducibilità dei dati della ricerca, con particolare attenzione ad alcuni ambiti scientifici e alle infrastrutture di ricerca ad essi correlate.

Il workshop organizzato da RDA in collaborazione con  CNR e con le università di Torino, Milano, Trento, Parma e con il patrocinio di AISA e di OpenAIRE intende  far conoscere meglio in Italia le attività di  RDA- Research Data Alliance   e al medesimo tempo riflettere sulle sfide politiche, socio-culturali, legali, tecniche e tecnologiche legate al riuso e alla riproducibilità dei dati della ricerca, alla luce dei principi definiti nell’acronimo FAIR (Findable, Accessible, Interoperable Riusable), lanciati dal gruppo Force11 e di recente adottati nelle nuove linee guida della Commissione europea in materia di gestione dei dati nei progetti finanziati da Horizon 2020.

Partendo da esperienze concrete di infrastrutture di ricerca europee e avvalendosi del contributo dei gruppi di lavoro di RDA, coordinatori di progetti europei, ricercatori, enti finanziatori, rappresentanti di istituzioni di ricerca, gestori di infrastrutture di calcolo ed enti pubblici si confronteranno sulle linee guida che possono essere efficacemente adottate oggi in tema di DMP e sulle sfide ancora aperte su cui concentrare gli sforzi per una concreta implementazione dei principi FAIR.

Il programma e relative informazioni per l’iscrizine sono disponibili qui