Nuovo indirizzo del Wiki Italia Open access

Aisa, in collaborazione col Bollettino telematico di filosofia politica, ospita da oggi il Wiki Italia Open access precedentemente raggiungibile all’URL: http://wiki.openarchives.it/. Il nuovo indirizzo è, di conseguenza, il seguente:

http://wikimedia.sp.unipi.it/index.php/OA_Italia

Dopo essere stato per anni ospitato su un server del CASPUR (poi Cineca) si è concordato con Cineca di trasferire i contenuti e affidare i futuri sviluppi del progetto ad AISA essendo le tematiche in linea con le finalità e gli obiettivi dell’Associazione. Ringraziamo Cineca e tutta la comunità che ha partecipato negli anni al progetto al cui sviluppo futuro sono invitati tutti gli interessati, che possono scriverci per ricevere indicazioni su come registrarsi come autori.

Publishing without perishing? La scienza aperta all’epoca della valutazione della ricerca: video

La registrazione video integrale della conferenza  Publishing without perishing? La scienza aperta all’epoca della valutazione della ricerca è ora visibile sul sito MediaEventi dell’università di Pisa. Le registrazioni dei singoli interventi sono anche scaricabili separatamente dall’archivio Marini:

OpenAIRE Workshop “Impact and Measurement of Open Access”, Oslo 14 febbraio

Si terrà a Oslo il 14 febbraio il workshop organizzato da OpenAIRE in collaborazione con CRIStin e ospitato da Oslo and Akershus University College of Applied Sciences (HiOA).
E’ nella tradizione di OpenAIRE organizzare workshop su temi legati all’accesso aperto nelle sue varie articolazioni, lo scorso anno (il sesto workshop) è stato trattato il tema dell’open peer reviewing. Quest’anno al centro dell’attenzione sono le statistiche e gli indicatori per misurare l’accesso aperto ma anche come misurare l’impatto che l’accesso aperto ha sulle comunità di ricerca e in generale sulla società. Si tratta di uno stadio iniziale che offre spunti di riflessione interessanti; lo scopo del workshop è fare il punto della situazione. Diversi i relatori che parteciperanno all’incontro; sono per ora confermati Crossref, l’European Research Council (ERC), Knowledge Exchange, SCOAP3.

Maggiori informazioni sul programma sono disponibili qui.

Chi è interessato a partecipare è tenuto ad iscriversi qui.

I risultati dei workshop saranno condivisi sul sito di OpenAIRE. I materiali dei workshop precedenti sono reperibili qui.

Publishing without perishing? La scienza aperta all’epoca della valutazione della ricerca

Il dipartimento di Scienze politiche dell’università di Pisa ospita, a partire dalle ore 15 del 19 gennaio 2017, una conferenza dal titolo Publishing without perishing? La scienza aperta all’epoca della valutazione della ricerca, con gli interventi di Alberto Baccini (Università di Siena), Roberto Caso (Università di Trento), Giuseppe De Nicolao (Università di Pavia)  e Paola Galimberti (Università di Milano)  e con la partecipazione di Paolo Rossi (Università di Pisa)  in veste di discussant.

La conferenza si svolgerà in aula P2 al polo Piagge, in via Matteotti 3 (Pisa).

Gli abstract delle relazioni sono già stati resi disponibili dagli autori.

Alberto Baccini, Collaborazionisti o resistenti? L’accademia ai tempi della valutazione della ricerca (e della scienza aperta)
Questo intervento tenta di rispondere alla domanda: ma una valutazione massiva della ricerca, come quella sviluppata in Italia con la VQR o nel Regno Unito con il RAE/REF,  serve davvero? Nella prima parte discuto cinque argomenti usati per giustificare esercizi massivi di valutazione ex post della ricerca. Dopo aver mostrato che questi cinque argomenti non sono robusti, tento di spiegare a che serve realmente la valutazione. E suggerisco di abbandonare la retorica dell’eccellenza a favore di quella della solidità della ricerca.

Roberto Caso, Una valutazione (della ricerca) dal volto umano: la missione impossibile di Andrea Bonaccorsi
In un libro recente – La valutazione possibile – Teoria e pratica nel mondo della ricerca, Il Mulino, 2015 – Andrea Bonaccorsi  sostiene, con toni riflessivi e pacati, una tesi che si può condensare nella seguente proposizione: la valutazione è espressione delle norme mertoniane. “Per quanto mi riguarda – scrive Bonaccorsi (p.19) -, non ho difficoltà a partire dal principale modello normativo della scienza moderna dovuto a Robert K. Merton. Nella formulazione più nota, gli scienziati sono universalisti, comunitari, disinteressati e scettici”. Tuttavia, sebbene Bonaccorsi si impegni in una faticosa (e pur interessante)  analisi interdisciplinare nel tentativo di elaborare originali argomenti a favore della propria tesi, offre una lettura distorta e parziale dell’opera mertoniana, tradendone clamorosamente il significato più profondo. L’opera, inoltre, trascura la dimensione giuridica del rapporto tra norme formali poste dallo stato nel processo valutativo e le norme informali della scienza. L’elaborazione di Bonaccorsi è certamente uno dei pochi tentativi della letteratura italiana  di porre un articolato fondamento teorico alla valutazione, come ricorda lo stesso autore senza però interrogarsi a fondo sulla ragione di questa mancanza: essa, però, lascia occultati i reali problemi con i quali si confronta drammaticamente la ricerca italiana: il progressivo disinvestimento statale nella scienza, la produzione di un quadro normativo ipertrofico, contraddittorio e mutevole, la compressione dell’autonomia scientifico-accademica, la burocratizzazione della professione del docente e dello scienziato, e in definitiva l’annientamento dell’etica e delle norme mertoniane della scienza.

Giuseppe De Nicolao, Una rivista ad accesso aperto, senza costi per gli autori e di alta qualità: la storia del “Journal of Machine Learning Research”
«Times have changed. Articles now circulate easily via the Internet, but unfortunately MLJ publications are under restricted access. […] In summary, our resignation from the editorial board of MLJ reflects our belief that journals should principally serve the needs of the intellectual community, in particular by providing the immediate and universal access to journal articles that modern technology supports, and doing so at a cost that excludes no one.» Questa lettera di dimissioni, firmata dalla maggioranza degli editor della rivista Machine Learning (Kluwer ), sancì la nascita del Journal of Machine Learning Research, una rivista open access, subito accreditatasi tra le più qualificate sedi di pubblicazione per le ricerche nel settore del machine learning. Una vicenda che risale al 2000, ma che, ad anni di distanza, non cessa di far discutere. Come quando nel 2011 Kent Anderson (Scholarly Kitchen) mise in dubbio la sostenibilità di riviste open access e senza costi per gli autori. «In my field (computer science) one of the most prominent journals is entirely free and open access (Journal of Machine Learning Research)» fu la secca replica di Yann LeCun. Ne nacque una discussione, proseguita sul blog di Stuart Shieber, che appare emblematica sotto diversi aspetti e di cui proveremo a riassumere i punti salienti.

Paola Galimberti, La piattaforma di riviste Open Access dell’Università degli Studi di Milano
L’intervento percorre i passi fondamentali  della creazione  della piattaforma di riviste open access dell’Università degli Studi di Milano, come modello in cui una istituzione che produce conoscenza decide di assumersi la responsabilità di validare e diffondere  questa conoscenza ad un pubblico che sia il più ampio possibile, liberandosi da scelte e vincoli imposti dagli editori commerciali e dalle logiche editoriali e riportando nelle mani dei ricercatori le attività che da tempo erano state consegnate agli editori.

La registrazione video è ora disponibile qui.

Un nuovo overlay journal curato da ricercatori: “Quantum”

Mentre in Italia molti continuano a trattare l’editoria predatoria come una questione dell’open access invece che dell’editoria scientifica commerciale in generale,  fuori dai nostri confini l’iniziativa di Tim Gowers fa scuola con un nuovo overlay journal, Quantum: the open journal for quantum science. Anche in questo caso, la rivista offre un servizio di revisione paritaria, di segnalazione e di cura per testi proposti dagli autori e già pubblici sull’ArXiv. A chi si chiede perché aggiungere una rivista curata da ricercatori a quelle già offerte, a caro prezzo, dall’editoria commerciale, la redazione risponde così:

Quantum è una rivista ad accesso aperto e senza fini di lucro che offre visibilità alla ricerca di qualità nell’ambito della scienza quantistica e delle discipline connesse. È un tentativo di rendere la scienza più aperta  e l’editoria più trasparente ed efficiente, compiuto dai ricercatori  per i ricercatori.

Si indirizza alla crescente insoddisfazione della comunità nei confronti dei modelli di editoria scientifica tradizionali, guidati dall’aspirazione al profitto e  incentrati sul fattore d’impatto e dei loro effetti sproporzionati sulle carriere accademiche e al recente appello del Consiglio dell’UE a favore di un accesso aperto immediato [continua].

Quantum chiede agli autori un contributo per la pubblicazione, ma, essendo amministrata da un ente senza fini di lucro, ha, per legge, dei limiti rigorosi. I suoi costi, piuttosto contenuti, sono esposti qui.  E qualsiasi  autore, indipendentemente dalle sue condizioni, può ottenere l’esonero dal pagamento, in armonia con questi due assiomi finanziari:

  • Nessuna ricerca valida deve restare inedita per mancanza di fondi
  • Le decisioni editoriali non devono mai essere influenzate da questioni finanziarie.

Per evitare i due assiomi rimangano solo buoni propositi, Quantum cerca finanziamenti istituzionali – sul modello dell’ArXiv – e donazioni così da non dipendere principalmente dagli introiti editoriali, pubblica il bilancio, rivede regolarmente i prezzi  chiesti agli autori in modo che rimangano proporzionati ai costi amministrativi e soprattutto si propone di consentire a chi non ha fondi di ricerca di pubblicare gratis.

Il contributo per la pubblicazione, in altre parole, è più simile a un’offerta libera, da parte di chi se lo può permettere, per finanziare un’impresa di interesse comune,  che a un pedaggio obbligatorio. Per liberare la scienza dall’editoria predatoria, ad abbonamento e no, basterebbe in primo luogo smettere di essere, noi stessi, predatori.

L’ANVUR, gli UFO e la tassonomia delle riviste Open Access

Qualche giorno fa si è aperta la procedura denominata Richiesta di revisione del giudizio sulle riviste scientifiche utilizzate ai fini dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN).

Attraverso questa procedura le redazioni (il direttore responsabile o l’editore) possono chiedere che la rivista venga classificata come scientifica, oppure che la rivista venga considerata di fascia A o se di fascia A per un settore, che questa qualifica sia estesa ad altri settori.

Le informazioni raccolte attraverso questa procedura servono ad inquadrarla per il Gruppo di lavoro riviste e libri scientifici che dovrà classificarla come di fascia A o scientifica.
Le domande poste alle redazioni sono molte. Ecco l’elenco delle tematiche affrontate:

  • Introduzione
  • Sezione iniziale
  • A. Dati della rivista
  • B. Richiesta di revisione
  • C. Accertamento della revisione
  • D. Regolarità della pubblicazione
  • E. La composizione degli organi della riviste
  • F. Accessibilità dei contenuti
  • G. Apertura internazionale
  • H. Motivazioni della richiesta di riesame

Sulla mailing list OA-Italia Elena Giglia ha sollevato un problema relativo alla tassonomia delle riviste Open Access, che merita di essere ripreso.

Stupisce innanzitutto che nella parte dedicata ai dati della rivista (titolo, ISSN, Editore, indirizzo ecc.)  vi sia la domanda sulle modalità di disseminazione della rivista, che sarebbe più corretta se inserita nel punto F (accessibilità dei contenuti).
Ma vi è di più. Ecco la confusa e maldestra domanda in cui si imbatte la malcapitata redazione:

Rivista pubblicata in Open Access?
Per una definizione più dettagliata di Open Access Journal – “gold” e Open Access repositories – “green”, si rimanda ai seguenti link:
http://road.issn.org/en/contenu/resources-about-oa#.WBmqWeDhCUk
http://legacy.earlham.edu/~peters/fos/overview.htm

  • Nessuna risposta
  • Una rivista Open Access (Open Access Journal – “gold”).
  • Una rivista Open Access sul modello degli Open Access repositories  (Open Access repositories – “green”).
  • Una rivista NON Open Access
  • Altro

Il quesito prevede che si possa evitare di rispondere spuntando l’opzione “Nessuna risposta”, il che risulta singolare perché una rivista o è Open Access, o è closed access, o è ibrida, cioè pubblica sia contenuti ad accesso chiuso sia contenuti ad accesso aperto; ma allora “Nessuna risposta” è una ipotesi impossibile.

ANVUR, inoltre, introduce una distinzione macroscopicamente errata fra riviste gold Open Access e riviste green Open Access. È bene ricordare che non esistono riviste green Open Access. Infatti, con questa espressione si intende  fare riferimento agli archivi istituzionali o disciplinari che pubblicano preprint o ripubblicano postprint o versioni editoriali quando consentito dal diritto d’autore. In altri termini, gli archivi (green Open Access)  non sono riviste!

Anvur, tuttavia, si spinge – avventurosamente –  oltre, perché prevede che una rivista possa essere anche “Altro” rispetto ad una rivista open access o ad una closed access. Una sorta di UFO nei cieli delle pubblicazioni scientifiche.

Siamo nel 2016; in Europa sono stati lanciati ben due programmi quadro che prevedono l’accesso aperto obbligatorio alle pubblicazioni e da gennaio 2017 anche ai dati. Le definizioni di green, gold e ibrido dovrebbero essere cosa ormai nota a tutti coloro che operano nel mondo della scienza, e anche e soprattutto all’Agenzia nazionale di valutazione che ha fra i suoi compiti quello di classificare le riviste. A questo punto ci si chiede: se manca anche la conoscenza minima di cosa sia l’Open Access e di quali siano le sue manifestazioni, per quale motivo Anvur richiede questa informazione? Che cosa se ne farà il Gruppo libri e riviste? E soprattutto perché questa informazione viene inserita in un luogo logicamente non pertinente, visto che esiste un punto specifico sulla accessibilità? Il fatto che una rivista sia Open Access sarà un elemento positivo o negativo?

L’accesso aperto è conosciuto nel nostro paese, per lo meno da chi fa ricerca: se chi la ricerca la valuta non ne ha la minima cognizione certamente abbiamo un problema.

Infine, quale autorevolezza ha un’agenzia di valutazione che ignora normative e letteratura scientifica concernenti l’oggetto della valutazione?

Paola Galimberti e Roberto Caso

Open access e abilitazione scientifica nazionale (ASN 2016)

Le commissioni della cosiddetta ASN 2016, che selezionano gli studiosi idonei a diventare professori associati e ordinari, hanno reso pubblici su un sito del Ministero dell’università e della ricerca i criteri di valutazione che si propongono di adottare, sviluppando quanto sommariamente definito nel Decreto Ministeriale 7 giugno 2016 n. 120 e altrove.

Fra questi criteri è inclusa la “direzione o partecipazione a comitati editoriali di riviste, collane editoriali, enciclopedie e trattati di riconosciuto prestigio”.  Unica fra tutte, la commissione di chirurgia cardio-toraco-vascolare, settore disciplinare delle scienze mediche, specifica quali sono le riviste ammissibili nel seguente modo:

Riviste a carattere nazionale e internazionale, indicizzate e con Impact Factor di almeno 1,1 negli ultimi due anni, escludendo le riviste Open Access [grassetto aggiunto].

Come è ormai da tempo noto a livello internazionale, le riviste ad accesso aperto sono riviste leggibili da tutti senza abbonamento, in modo tale che la conoscenza dei risultati della ricerca sia libera e immediata. Anche in Italia è stato abbondantemente spiegato sia che cos’è l’open access sia che cosa non è l’open access. Esiste perfino una legge – la 112/2013 – che chiede a università ed enti di ricerca di adoperarsi per rendere accessibili gli articoli scritti dai loro ricercatori.

Che rilevanza ha il fatto che una rivista sia accessibile a tutti per la qualità scientifica dei suoi testi? Per non chi appartiene alla setta esoterica dei pitagorici, nessuna. Simmetricamente, – come dimostra il caso Macchiarini –  anche la pubblicazione su riviste ad accesso chiuso quali Nature o The Lancet  non garantisce di per sé la validità di una ricerca.

Molto probabilmente la commissione, non perfettamente informata sull’accesso aperto, desidera proteggersi dalle cosiddette “riviste predatorie” che pubblicano a pagamento senza compiere nessuna selezione: ma avrebbe potuto farlo senza discriminare immotivatamente uno stile di pubblicazione  che salva e può salvare delle vite,  valendosi della clausola del “riconosciuto prestigio”. In alcuni casi, la scarsa serietà di certe iniziative è riconoscibile perfino da chi medico non è: come mai la commissione di chirurgia cardio-toraco-vascolare – unica fra tutte – si sente così insicura da dover liquidare come inaffidabili tutte le riviste ad accesso aperto?

La notizia, segnalata da Elena Giglia su OA-Italia, è al momento oggetto di una vivace discussione.