Vaccini liberi e licenze obbligatorie: raccolta di firme

Abbiamo recentemente pubblicato una lettera aperta al presidente del consiglio e ai ministri della salute e dell’università e ricerca con la proposta di produrre un vaccino anti covid-19 aperto a tutti e di introdurre nella legislazione italiana una norma sulle licenze obbligatorie. La lettera, sottoscritta dal consiglio direttivo di AISA, è ora aperta alla firma di tutti gli studiosi che ne condividono le idee. Chi desidera aderirvi è invitato a spedire un messaggio, preferibilmente dal suo indirizzo istituzionale, a aisascienza@protonmail.com, contenente il suo nome e la dichiarazione “Aderisco e autorizzo alla pubblicazione da parte dell’AISA dei miei nome e cognome in calce alla lettera aperta”.

Lettera aperta al presidente del consiglio e ai ministri della salute e dell’università e ricerca

AISA ha inviato una lettera aperta al presidente del consiglio, al ministro della salute e alla ministra dell’università e della ricerca con le sue proposte per produrre un vaccino anti covid-19 aperto a tutti e per introdurre nella legislazione italiana una norma sulle licenze obbligatorie. Il suo testo è visibile qui.
La lettera è aperta alla firma di tutti gli studiosi che ne condividono le idee. Chi desidera sottoscriverla è invitato a spedire un messaggio, preferibilmente dal suo indirizzo istituzionale, a aisascienza@protonmail.com, contenente il suo nome e la dichiarazione “Aderisco”.

Per un vaccino anti Covid-19 aperto a tutti

1. Cooperazione invece di competizione

Notizie di stampa riferiscono di centri di ricerca italiani che stanno studiando l’elaborazione di un nuovo vaccino anti-COVID-19. Alcuni di questi centri appartengono a università o enti di ricerca pubblici che fanno capo allo Stato e sono finanziati dal contribuente. In una situazione pandemica, continuare a costringerli a reinventare la ruota in nome del culto del brevetto e della competizione intestina non è soltanto inefficiente: è letale. Occorre trovare il modo di farli cooperare, nell’interesse dell’Italia e dell’umanità.

2. Un vaccino libero

Qualche giorno fa il ministero dell’università ha pubblicato il Programma nazionale per la Ricerca 2021-2027, che contiene anche alcune dichiarazioni a favore della scienza aperta (§ 3.5.1). In un paese in cui il dire è sempre stato più facile del fare, università ed enti di ricerca potrebbero finalmente essere incoraggiati a collaborare per mettere a disposizione di tutti – di tutti gli italiani e di tutti gli esseri umani – le conoscenze e le tecnologie necessarie a produrre un nuovo vaccino, in una concorrenza leale, sui principi ancor prima che sui prodotti, con le multinazionali del farmaco che, grazie ai brevetti, hanno potuto costruire un sistema fondato su un’artificiale – e mortale – scarsità.

3. Finanziamento pubblico e donazioni civiche

Il finanziamento di questa ricerca potrebbe basarsi su fondi statali – per esempio del MUR e del Ministero della Salute – e sul contributo volontario dei cittadini, italiani e no.

Una simile iniziativa può sperare di avere successo solo se le sue regole di base sono chiare e pubbliche, perché pensate allo scopo di garantire, con una sorta di patto fra cittadinanza e ricerca, che da ciò che è pubblico e liberalmente donato si ottenga qualcosa che sia destinato a rimaner pubblico e liberalmente donato. Questa donazione da parte della rete della ricerca pubblica e dei cittadini che la finanziano direttamente e indirettamente non salverebbe soltanto le vite di pazienti ricchi e poveri, italiani e no, ma metterebbe a disposizione delle imprese italiane e del mondo le conoscenze e la tecnologia relativa al nuovo, e libero, vaccino.

4. Collaborazione tra stato e imprese

Le imprese italiane potrebbero essere le prime a produrre il vaccino sia perché si gioverebbero di conoscenze e tecnologie geograficamente prossime, sia perché potrebbero approfittare del contributo del resto del mondo, costruito sulla loro conoscenza condivisa. Moderna ha scelto di sospendere unilateralmente e senza impegno le azioni giudiziarie a tutela dei propri brevetti allo scopo di trar vantaggio dall’inventiva altrui. Offrire però al resto del mondo la possibilità di sperimentare e contribuire a conoscenze e tecnologie legalmente aperte invece che solo provvisoriamente e arbitrariamente libere e potenzialmente costose sarebbe, di nuovo, una concorrenza morale, e non soltanto leale.

5. Strumenti giuridici

Gli strumenti giuridici per attuare i 4 principi sopra elencati non mancano. Una delle opzioni disponibili è la cosiddetta pubblicazione difensiva, cioè la pubblicazione di tutte le informazioni riguardanti la tecnologia alla base del vaccino. La pubblicazione difensiva, senza imporre ulteriori costi, distrugge la novità dell’invenzione e impedisce a tutti di brevettarla. L’esempio della rete mondiale alla base della distribuzione dei vaccini anti-influenzali dimostra che si possono concepire e attuare opportune misure organizzative e giuridiche volte a garantire il funzionamento della Scienza Aperta nel campo della tutela della salute.

Questa proposta permetterebbe di far uso di norme che già esistono per evitare che, con una sindemia in atto, l’interesse di pochi monopolisti continui a prevalere sul diritto di tutti alla salute e alla conoscenza.

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Morire per un brevetto? Licenze obbligatorie e trasparenza contrattuale in materia di salute pubblica

Per contrastare la pandemia da Covid-19 c’è bisogno di scienza aperta. Solo la condivisione mondiale delle conoscenze e delle tecnologie utili a produrre vaccini, farmaci e dispositivi medici può dare la speranza di uscire in tempi brevi dalla crisi che l’umanità sta affrontando.

Molte voci si sono levate contro l’ingiustizia che vede i paesi ricchi accaparrarsi le risorse per vaccini e cure. Altri hanno messo in evidenza che le case farmaceutiche sono in grado di dettare tempi e modi delle campagne di vaccinazioni anche nel ricco Occidente dove hanno le proprie sedi principali. Il loro potere è tanto più sorprendente se si considera che godono di finanziamenti diretti da parte degli stati e traggono profitto dalle conoscenze della ricerca di base sostenuta da fondi pubblici.

L’accordo TRIPS (Trade Related Intellectual Property Rights, art. 31) autorizza gli stati, in situazioni di emergenza, a imporre licenze obbligatorie ai privati detentori di brevetti così che altre aziende possano produrre, non senza pagar loro un compenso, versioni generiche di farmaci e vaccini da loro controllati.

Tra gli interventi legislativi più urgenti da mettere in campo figurano:

  1. a livello italiano, l’inserimento nel decreto legislativo, 10 febbraio 2005 n. 30 (codice della proprietà industriale) di una disposizione normativa sulle licenze obbligatorie nella materia della tutela della salute pubblica;
  2. a livello europeo una normativa che imponga la pubblicità e la trasparenza dei contratti stipulati dall’Unione Europea e dagli Stati membri per la fornitura dei vaccini.

L’AISA chiede con forza al legislatore di intervenire per colmare queste lacune gravi e tanto più incomprensibili in quanto relative a misure compatibili e previste dall’attuale regime internazionale della proprietà intellettuale.

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La riproduzione di opere delle arti visive di dominio pubblico e l’attuazione della direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale

Il 10 febbraio 2021 la facoltà di Giurisprudenza dell’università di Trento organizza un seminario dal titolo La riproduzione di opere delle arti visive di dominio pubblico e l’attuazione della direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. Il programma dettagliato e le istruzioni per iscriversi sono visibili qui.

Pagare per leggere o pagare per scrivere: un dilemma insuperabile?

L’Università del Piemonte Orientale e AISA hanno organizzato una teleconferenza dal titolo Pagare per leggere o pagare per scrivere: un dilemma insuperabile? Editoria scientifica e Open Access. Il programma dettagliato dei lavori, nel corso dei quali si discuterà anche di  Plan S e dei cosiddetti accordi trasformativi, è visibile qui.

L’incontro ha avuto luogo nella mattinata del 4 dicembre 2020; il servizio di teleconferenza e di streaming è stato offerto dal GARR.

Le slide degli interventi sono disponibili presso Openaccessrepository.it:

Le registrazioni della conferenza sono visibili su GarrTV e sul canale YouTube dell’Università del Piemonte Orientale (*). La delibera dell’Università di Milano sui contratti trasformativi del 21 luglio 2020, citata nell’intervento di Emilia Perassi, è leggibile qui.

Una parte della discussione ha avuto luogo sulla mailing list Aisa circuli ed è conservata nei suoi archivi corrispondenti alla fine di novembre e l’inizio di dicembre 2020. Una ricapitolazione delle domande è disponibile qui.

Locandina

(*) A causa del numero sorprendentemente alto di iscritti, il seminario è stato trasmesso in streaming – cosa che non permette né ad AISA né all’Università del Piemonte Orientale di verificare l’identità di chi si è connesso per seguire la diretta e di certificarne il collegamento con un attestato. Chi ha partecipato può però fornire una autocertificazione all’ente in cui lavora o agli organi che ne facciano richiesta.

Una nuova casa editrice universitaria ad accesso aperto: UNICApress

Nel settembre 2018 l’Università degli Studi di Cagliari, nostra socia istituzionale, ha fondato  una nuova casa editrice ad accesso aperto, UNICAPress.

Attiva dal novembre 2019, UNICApress pubblica e distribuisce ad accesso aperto opere scaturite dalla ricerca e dalla didattica condotte nell’ateneo, o su temi d’interesse per l’Università degli Studi di Cagliari o per la Sardegna. L’open access è una scelta culturale e politica strategica,  che non solo consente la massima diffusione delle opere pubblicate, ma applica il principio della conoscenza come bene comune che l’ateneo, da tempo, abbraccia e promuove.

Le opere edite da UNICApress, in formato pdf,  sono liberamente e gratuitamente accessibili online, generalmente sotto una licenza Creative Commons BY-SA 4.0 internazionale, fatta eccezione per le immagini o altro materiale concesso da terzi secondo diversi termini. Chi lo desidera può inoltre acquistarle in versione cartacea secondo la modalità  print on demand.

L’organizzazione di UNICApress  fa capo a un Comitato di gestione che si avvale della consulenza di un Comitato scientifico editoriale, e si articola in in quattro sezioni:

  • UNICApress/Ricerca, che pubblica monografie di qualunque macro-area disciplinare, riviste e atti di convegni di particolare rilevanza;
  • UNICApress/Didattica, dedicata a manuali per lo studio di materie professate nelle lauree di I livello e magistrali e ogni altro tipo di pubblicazione contenete materiale di sostegno per l’insegnamento;
  • UNICApress/Ateneo, riservata a opere relative al profilo istituzionale dell’Università degli Studi di Cagliari,
  • UNICApress/Comunicazione, che riflette le attività di ‘terza missione’ dei docenti dell’Ateneo, offrendo per esempio monografie per la formazione continua, testi divulgativi o manuali per l’aggiornamento tecnico-professionale.

Al momento il suo catalogo offre sei monografie di diverse discipline, parzialmente raggruppate in due collane:

  • Tertulias, diretta da Maria Cristina Secci, che comprende volumi sul processo linguistico, traduttologico e letterario nel settore della ispanistica e dell’America Latina in particolare
  • Libri e biblioteche in Sardegna, diretta da Giovanna Granata,  dedicata a volumi sulle biblioteche e sul patrimonio librario dell’Isola.

La Sezione Ricerca, che comprende anche otto riviste, è al momento la più rappresentata. La sezione Ateneo ha recentemente pubblicato un volume dedicato al percorso comune nella ricerca dell’Università degli studi di Cagliari e della Fondazione di Sardegna. La promozione della Sezione Didattica riceve però tutta l’attenzione che merita in un momento in cui la didattica a distanza rischia di rendere la distribuzione della conoscenza ancor meno democratica. L’Università degli Studi di Cagliari finanzia infatti la pubblicazione di manuali didattici scritti non solo da docenti dell’Ateneo, ma anche – in ragione di due all’anno – da altri, purché relativi a materie interessanti per l’ateneo. La sua prima pubblicazione didattica, infatti, è Introduzione alla Meccanica Statistica, scritta da Dario Narducci dell’Università degli Studi di Milano Bicocca.
Il volume di Dario Narducci presenta i fondamenti della meccanica statistica agli studenti delle lauree triennali e magistrali italiane con un approccio assiomatico, alla ricerca di un compromesso onorevole tra la necessità di mantenere il carico didattico proporzionato alle ore di lezione (e alle competenze matematiche degli studenti), di garantire il rigore deduttivo necessario allo sviluppo della teoria, e di fornire esempi di applicazioni sufficienti per apprezzarne la rilevanza e le potenzialità predittive. Pur evitando eccessi formali, il volume guida così lo studente in un percorso di costruzione della teoria che lo aiuta a comprenderne i principali snodi concettuali, stimolandone l’interesse e lo spirito critico. Un sito web di sostegno offre inoltre ai docenti strumenti per l’insegnamento, per esempio trasparenze in vari formati per le presentazioni online e no, nonché la possibilità di richiedere all’autore ulteriore materiale esemplificativo secondo le specificità dei vari corsi di laurea. Gli studenti possono non solo consultare le soluzioni dei problemi presentati nelle verifiche che concludono ogni capitolo, ma anche richiedere all’autore chiarimenti e indicazioni bibliografiche d’approfondimento.
Non è  la prima volta che un testo didattico si integra con delle pagine web: l’accesso aperto, però, trasforma l’intera opera in una conversazione interattiva e dinamica dell’autore col pubblico che sarebbe impraticabile se il testo fosse accessibile solo a pagamento, così da ridurre l’ipertesto a una collezione di frammenti il cui senso e i cui nessi rimarrebbero nascosti ai più.